giovedì 21 luglio 2016

Demonstration - manifestazione 23.07.2016

Am 15. Juli wurde auf der Mendelstraße in Bozen wurde ein junger Mann von Faschisten angegriffen. Obwohl er kein linker Aktivist ist, wurde er von Casapound Mitgliedern brutal verprügelt, weil sie ihn dabei „erwischt“ hatten, wie er das Volkslied der Partisanen „Bella Ciao“ sang.

Wieder einmal attackiert und verletzt ein "braver Junge" von Casapound eine Person schwer, nur weil sie "das falsche Lied im falschen Moment" gesungen hat. Nur vor wenigen Monaten wurde ein Minderjähriger aus demselben nichtigen Grund krankenhausreif geschlagen. Vor einem Jahr dagegen richtete sich die Gewalt gegen drei Linksaktivisten im Rahmen eines geplanten, faschistischen Hinterhalts in der Nacht. Wir erinnern uns auch an Fabio Tommaselli, dessen Tod im Jahr 2003 durch die von lokalen Naziskin herbeigeführten Verletzungen verursacht wurde. Zahlreich sind die Fakten, die entschieden und eindeutig auf eine rechte, neofaschistische Gewalt hinweisen: vom versuchten Mord eines Linksaktivisten durch den Koordinator von Casapound Trient bis zu den letzten Schlagzeilen von Fermo, wo ein Mann sterben musste, weil er sich gegen eine rassistische Schikane zu Wehr setzte.

Die Mitglieder der extremen Rechten sind keine "bravi ragazzi', sie sind Faschisten. Wir müssen die Dinge bei ihrem Namen zu nennen: in Fermo mordete kein "Ultra", sondern ein fremdenfeindlicher Faschist. Wenn die Mitglieder von Casapound tagsüber die Maske wohltätiger Freiwilliger im Dienste von Ordnung und Sicherheit aufsetzen, zeigen sie nachts ihr wirkliches Gesicht: brutale Schlägertrupps, Gewalt wird als politisches Mittel legitimiert.

Bozen hat die traurige Eigenheit, den ersten Gemeinderat mit 3 Casapound-Exponenten zu bilden. Aber die Tendenz faschistische und fremdenfeindliche Einstellungen zu tolerieren verbreitet sich mittlerweile in ganz Italien und Europa. Gerade in Zeiten wo Medien, Institutionen und Parteien den Faschisten den Weg ebnen, müssen wir reagieren. Ergebnislose, halbherzige Stellungnahmen reichen nicht mehr. Eine entschlossene Reaktion ist unsere Pflicht. Das was die Neofaschisten stark macht, ist auch die Gleichgültigkeit der angeblich "unbeteiligten" Bevölkerung und deren Widerstandslosigkeit. Wir können nicht weiter schweigen und müssen darauf beharren, dass in unsere Stadt, so wie überall,, es keinen Platz für die Ideologie der faschistischen Gewalt geben darf.

SOLIDARITÄT FÜR DEN BETROFFENEN. KEIN ÜBERGRIFF OHNE ANTWORT!


Nella notte di venerdì 15 luglio in via Mendola a Bolzano, un ragazzo non riconducibile a nessun ambiente di sinistra, viene aggredito dalla furia squadrista; alcuni militanti di Casapound infatti, dopo averlo “sorpreso” a cantare una canzone della resistenza partigiana, lo aggrediscono brutalmente. Ancora una volta nella nostra città succede che uno dei “bravi ragazzi” di Casapound, aggredisce e ferisce gravemente una persona, la cui unica colpa è quella di aver cantato la “canzone sbagliata al momento sbagliato”. 

Solo pochi mesi fa, abbiamo visto aggredire un minorenne per la stessa futile motivazione. Un anno fa invece, la violenza fascista si è scagliata durante un vero e proprio agguato notturno contro tre giovani militanti di sinistra. Doveroso è inoltre ricordare la morte di Fabio Tommaselli nel 2003, deceduto in seguito a gravi lesioni riportate a causa di un pestaggio per opera di alcuni naziskin locali. Innumerevoli sono i fatti che vanno ricondotti in maniera decisa e univoca alla violenza della destra neofascista, dal tentato omicidio ai danni di un militante di sinistra per mano del coordinatore di Casapound a Trento, sino ad arrivare ai fatti di Fermo, dove un uomo nigeriano è morto dopo essersi ribellato alle angherie razziste. 

I militanti di estrema destra non sono bravi ragazzi, sono fascisti. Dobbiamo tornare a chiamare le cose con il loro nome: ad aver ucciso a Fermo non è stato un ultrà ma uno xenofobo fascista. Se di giorno i militanti di Casapound indossano le vesti di caritatevoli volontari al servizio della legalità e dell’ordine, di notte svelano il loro vero volto; picchiatori squadristi che riconoscono la cieca violenza e la prepotenza come unici valori. Bolzano ha sicuramente il triste primato di vedere fra le fila dei propri consiglieri comunali ben tre rappresentanti di Casapound, ma la tendenza a tollerare atteggiamenti fascisti, razzisti e prevaricatori si allarga ormai tristemente a tutto il territorio Italiano e al panorama europeo. Dal momento che i mass-media, istituzioni e partiti politici garantiscono ai fascisti una legittimazione e agibilità politica siamo noi a dover reagire. 

Non bastano più le sterili dichiarazioni ma occorre una reazione determinata. Ció che protegge il neofascismo è anche l’indifferenza della popolazione e l’assenza di una sua risposta: non possiamo tacere e dobbiamo ribadire che in questa cittá, come nelle altre, non deve essere dato spazio all’ideologia di prepotenza e prevaricazione fascista. 

MASSIMA SOLIDARIETÀ AL RAGAZZO AGGREDITO. NESSUN AGGRESSIONE SENZA RISPOSTA!

lunedì 18 luglio 2016

Casapound: erneuter faschistischer Übergriff - episodio di violenza fascista

In der Nacht des 15. Juli gab es in Bozen einen weiteren gewalttätigen Übergriff von Mitgliedern der rechtsextremen Gruppierung Casapound. Eine Gruppe Jugendlicher, die laut Aussagen nicht politisch aktiv sind, haben auf dem Heimweg mehrere Lieder angestimmt, darunter auch das bekannte Lied „Bella Ciao“. Plötzlich sei ein Auto stehen geblieben und zwei Personen, bekannte Gesichter von Casapound, sind ausgestiegen. Mit der Begründung das sei „ihr Viertel“ und „solche Lieder werden hier nicht gesungen“, haben sie die Jugendlichen angegriffen. 
Ein 19 Jähriger hat Verletzungen im Gesicht davongetragen und ein anderer hat bei dem Übergriff einen Zahn verloren. Später hat einer der jungen Männer die Neofaschisten gefilmt. Diese haben erneut durchgedreht und wieder angefangen auf die Leute einzuschlagen. Zudem wurde dem jungen Mann das Handy entrissen und in einen Garten geworfen. Zu spät, die Gesichter der Faschos sind auf dem Video gut erkennbar und zeigen deutlich um wem es sich handelt: Der allzu gut bekannten Stadtviertelrat Davide Brancaglion und Mirko Gasperi. Beide waren schon mehrfach bei ähnlichen Aktionen beteiligt. 

Gewalt als politisches Mittel ist hier leider kein Einzelfall. Brancaglion war einer Schläger die 2015 drei Linksaktivisten angegriffen haben, weiters war er im Mai bei einem brutalen Übergriff auf einen 16 Jährigen beteiligt. Den Bozner Neofaschisten wurde und wird schon zu lange politischer Spielraum gelassen. Auf einer Seite werden sie von den lokalen Medien oft wie die „guten Jungs“ behandelt die Parks und Friedhöfe säubern, allen voran die Zeitung „Alto Adige“. Auf der anderen Seite gibt es von Seiten der Parteien oft keine Wirklichen Distanzierungen. Beispiel Caramschi und Baur (Svp), die über eine mögliche Zusammenarbeit mit Casapound gesprochen haben. Muss es erst Tote geben bevor begriffen wird welcher Natur die Neofaschisten von Casapound sind? Unsere vollste Solidarität gilt den Opfern.


Corriere dell'Alto Adige, 17.07.2016
Nella notte di venerdì 15 luglio a Bolzano si è consumato l'ennesimo episodio di violenza fascista targato Casa Pound. Un gruppo di ragazzi, del tutto estraneo al mondo dell'attivismo politico, sta rincansando intonando diversi canti, tra cui la celebre "Bella Ciao". A questo punto vengono raggiunti da una automobile da cui scendono due noti militanti di Casa Pound che si scagliano violentemente contro i giovani, affermando di essere stati provocati, in quanto quello è il loro territorio e quelle canzoni non si devono cantare. 

Un diciannovenne, che in seguito sporgerà denuncia, si ritrova con il volto tumefatto, mentre ad un altro ragazzo salta un dente. Mentre gli aggressori se ne stanno andando uno dei ragazzi estrae un telefono e inizia a filmarli, scatenando nuovamente la furia degli squadristi che riprendono a picchiare, mentre il cellulare viene strappato dalle mani del proprietario e lanciato all'interno di un giardino privato. Troppo tardi, però, visto che il video è inequivocabile e mostra chiaramente il consigliere di circoscrizione Davide Brancaglion e Mirko Gasperi, esponente di spicco della sezione bolzanina di Casa Pound. L'identità degli aggressori non è un fattore secondario, anzi, dimostra chiaramente che non si tratta di un fatto isolato, bensì di una prassi consolidata di uso della violenza politicamente motivata. Brancaglion, infatti, non è nuovo a fatti del genere: nel 2015 è tra gli autori di una violenta aggressione ai danni di tre militanti di sinistra, mentre nel gennaio di questo anno è stato coinvolto nel brutale pestaggio che ha spedito in ospedale un sedicenne. 

Ai fascisti locali è stata garantita agibilità politica troppo a lungo. Da un lato vengono coccolati dai media locali, Alto Adige in testa, che li dipingono come bravi ragazzi che si prodigano nella pulizia di parchi e cimiteri, mentre dall'altro vengono protetti dalle istituzioni che invece di condannare si riscoprono improvvisamente garantiste, come nel caso di Brancaglion dopo il pestaggio di gennaio, o si abbandonano a discutibili dichiarazioni, come le recenti aperture di Caramaschi e Baur. Dobbiamo piangere il morto prima che ci si renda conto della vera natura dei movimenti neofascisti? Esprimiamo la nostra solidarietà alle vittime dello squadrismo.

Corriere dell'Alto Adige




mercoledì 13 luglio 2016

La missione civilizzatrice dell'Italia in Africa e la memoria corta degli italiani - Commento

A Bolzano il restauro di un bassorilievo di epoca fascista raffigurante "la missione civilizzatrice dell'Italia in Africa" (sic!) ha, prevedibilmente, scatenato un putiferio, con in testa il Südtiroler Heimatsbund (SHB) ed il suo Obmann Roland Lang. 

Non voglio entrare nel merito del restauro - l'opera era effettivamente pericolante e costituiva un pericolo per l'incolumità dei passanti - bensì chiedermi se ha senso che opere così controverse debbano essere esposte al pubblico ancora oggi. Mi spiego meglio. Sono assolutamente contrario ad una damnatio memoriae che avrebbe potuto avere un senso subito dopo la caduta del regime, ma che ora assumerebbe, dopo settanta anni, l'aspetto grottesco di un goffo e maldestro tentativo di evitare di affrontare una delle pagine più nere della storia italiana e locale, dato che durante la conquista dell'Abissinia combatterono anche diversi sudtirolesi. Ritengo che opere di questo tipo costituiscano una memoria importante, seppur particolarmente problematica, pertanto andrebbero depotenziate attraverso la loro storicizzazione e musealizzazione, possibilmente in modo estremamente critico, onde evitare narrazioni tossiche e mitizzazioni del tutto inappropriate.

Il colonialismo italiano in Africa, anche nella sua fase liberale con Giolitti e i governi precedenti, fu tutto meno che civilizzatore. Si fece larghissimo uso del terrore sulla popolazione civile, come a Tripoli dopo la battaglia di Sciara Sciat nel 1911, dello sfruttamento della manodopera locale come nei grandi latifondi in Somalia, fino ad arrivare a vere e proprie tendenze genocide, come in Cirenaica durante la repressione della rivolta senussa o in Abissinia, dove si fece ampio uso di armi chimiche sulla popolazione civile e si ipotizzò, addirittura, l'uso di agenti biologici. A tal proposito sono rimasto completamente disgustato dall'articolo uscito lunedì sul quotidiano locale Alto Adige, in cui si parla di un quartiere "immalinconito per lo stato i cui versava l'opera" e in cui ci si chiede quale sarebbe stata la reazione di Lang se, malauguratamente, un pezzo del bassorilievo fosse caduto sulla testa di un ignaro passante. 


Nella versione cartacea si parla di restauro che "ha riconsegnato alla città un pezzo della sua storia". Non un accenno alla realtà della "civiltà" italiana esportata in Africa, non una mezza frase di contestualizzazione, non un tentativo di esporre gli eventi in maniera critica. Se in Italia abbiamo ancora enormi problemi a confrontarci con i nostri scheletri nell'armadio, lo dobbiamo anche e soprattutto ad un certo tipo di "intellettuali" e scribacchini. Dal canto mio provo solo pena e disgusto.

giovedì 23 giugno 2016

Evento: Scemi di guerra, La follia nelle trincee

“E quelli di noi che avra la fortuna di rimanere salvi in questa guerra faremo un altra guerra con li interventisti che volevano la guerra, e cuelli averei piacere di farli vedere le stragi di povera gioventù”.
Primo Farabegoli, lettera dal fronte, 20 novembre 1915

Dopo oltre cento anni dallo scoppio della prima guerra mondiale diventa sempre più importante andare oltre le vuote retoriche celebrative e ricordare che cosa significò davvero quel conflitto per milioni di uomini strappati dalle loro case e mandati al macello in assalti senza senso.
Molti soldati durante gli infiniti giorni passati nelle trincee scrissero diari e lettere da cui emerge lo squallore di quella vita, fra cadaveri in decomposizione, nostalgia dei propri cari e paura di morire.
Molti furono i soldati che nei giorni passati in trincea compresero che il vero nemico erano i propri generali e i propri ufficiali.
Attraverso le parole dei soldati semplici scopriremo una realtà opposta alla propaganda degli ufficiali o di alcuni intellettuali e interventisti che, come Marinetti decantavano “la guerra come sola igiene del mondo” e le “formidabili sinfonie delle bombe Shrapnels”.




Comprendere a fondo la carneficina di cento anni fa ci aiuta a capire il nostro presente, in cui la guerra è più presente che mai: milioni di profughi in fuga ce lo dimostrano ogni giorno.

Giovedì 30 giugno Bolzano
Centro Giovani in via Vintola 18

ore 19
proiezione documentario “Scemi di guerra, La follia nelle trincee”
sul percorso che portò decine di migliaia di soldati alla pazzia

ore 20
Presentazione del libro

Storia Intima della Grande Guerra

con l'autore Quinto Antonelli

a seguire
Letture di lettere dal fronte, con accompagnamento musicale

martedì 31 maggio 2016

Neonazigewalt / Türsteher bedroht DiskobesucherInnen

Pressemitteilung: Neonazis attackieren BesucherInnen des „Exclusiv“ Lana - und der Türsteher holt den Schraubenschlüssel...

Die Antifa Meran (Antifaschistische Aktion) zeigt sich fassungslos angesichts eines Vorfalles, der sich am letzten Freitag (27. Mai 2016) in der Nacht zugetragen hat. „Wie uns von Betroffenen mitgeteilt wurde, ist es vor der Diskothek 'Exclusiv' in Lana zu einem gewalttätigen Übergriff durch Neonazis gekommen.“, so die Antifa.

Schon im Lokal gab es Anfeindungen gegen eine Gruppe anders gesinnter Jugendlicher. Eine Gruppe von zehn bis fünfzehn Neonazis hat sich dann gegen 04:00 Uhr morgens vor dem Lokal positioniert, um auf die Jugendlichen zu warten. Beim Versuch, geschlossen das Gelände zu verlassen und dein Heimweg anzutreten, wurden die Jugendlichen von den Neonazis mit Heil-Hitler-Grüßen empfangen. Die Neonazis, alle im Alter von 16 bis 25 Jahren und aus dem Raum Tisens, Prissian und Völlan stammend, verwickelten die Jugendlichen in eine Schlägerei. Unter ihnen auch ein älterer Neonazi (H. M. aus Algund), der bereits im Zuge der Aktion „Odessa“ im Jahre 2008 verhaftet wurde. Bei dem gewalttätigen Übergriff schlug einer der Neonazis einem jungen Mann derart fest ins Gesicht, dass die Glassplitter seiner Brille die Haut rund um das Auge aufschlitzten. Er musste mit 14 Stichen im Krankenhaus genäht werden.

Türsteher mit Schraubenschlüssel


„Skandalös und absolut nicht nachvollziehbar ist zudem die Rolle, die einer der beiden Türsteher im weiteren Verlauf spielte.“, so die Antifa. Während die beiden anwesenden Türsteher zunächst noch versuchten, die Situation (mit zwei Schlagstöcken bewaffnet) zu schlichten, wurde schnell klar, dass einer der beiden Partei ergriff – jedoch nicht jene der angegriffenen Jugendlichen, sondern die der Neonazis.

Besagter Türsteher forderte die Jugendlichen in aggressiver Weise auf, das Gelände zu verlassen, woraufhin diese dann den Heimweg antraten. Während sie mehrerehundert Meter entfernt versuchten, ein Taxi zu organisieren, geschah das Unfassbare: „Der Türsteher hat uns mit seinem Privatauto verfolgt, das Auto mitten auf der Straße stehen gelassen und uns mit einem großen Schraubenschlüssel aus Metall bedroht. Er schubste die Leute herum und verteilte Fausthiebe mit seinen Lederhandschuhen. Sogar die minderjährigen Jugendlichen wurden von ihm massiv bedroht.“, so einer der Beteiligten, der anonym bleiben will. „Nachdem er bemerkt hatte, dass einige Personen den Vorfall filmten, hat er uns angeschrien und uns gedroht, dass er 'uns alle finden' werde.“, so der Jugendliche weiter. Als dann erneut mehrere der Neonazis mit einem Baseball-Schläger und Glasflaschen bewaffnet auf die Jugendlichen losgingen, ging der Türsteher nur halbherzig dazwischen. „Er scheint ein kollegiales Verhältnis zu denen zu haben, kannte sie beim Namen, und war mehr darauf konzentriert, uns zu bedrohen.“ Die Jugendlichen wehrten den Angriff ab und zogen sich zur Bushaltestelle in der Ortsmitte zurück.

HIER gehts zum Video

Ein anderer Augenzeuge gab an, den Türsteher später im Auto Richtung Völlan davonfahren gesehen zu haben – zusammen mit ebenjenen Neonazis auf dem Rücksitz, die vorher bei der Schlägerei beteiligt waren. Dass der Türsteher, der der Antifa Meran namentlich bekannt ist, zumindest eine gewisse Offenheit gegenüber dem Nationalsozialismus an den Tag legt, wird dadurch untermauert, dass ihm auf Facebook Seiten wie „Panzerwaffe – German Armored Force in WW2“, „Germanien – Odins Wölfe“ oder „SS Panzer Pionier Wiking“ gefallen.

Die Antifa Meran zeigt sich besorgt über die Offenheit, mit der gewalttätige neonazistische Gruppen aus den Gemeinden Tisens und Lana in letzter Zeit auftreten. Anfeindungen und Übergriffe auf Andersdenkende sind dabei keine Seltenheit mehr. Skandalös ist zudem das Verhalten jenes Türstehers, der nicht nur die Fassung verlor, wie Videoaufnahmen belegen, sondern Jugendliche mit einem Schraubenschlüssel bewaffnet bedrohte und angriff. Die Diskothek „Exclusiv“ ist schon seit längerem als beliebter Treffpunkt der Neonaziszene bekannt. Auch der Betreiber ist aufgefordert, hier aktiv zu werden, vor allem und schleunigst bei seinem eigenen Personal: „Es kann nicht sein, dass der 'Sicherheitsdienst' von Lokalen wie dem 'Exclusiv' selbst zum Unsicherheitsfaktor wird.“, so die Antifa Meran.


In einem anonymen Interview auf der Plattform Salto spricht einer der Betroffenen.



 

martedì 3 maggio 2016

Gegen Grenzen, gegen Zäune! - Sa, 7. Mai - 14:30 Uhr - Brenner

 
GEGEN GRENZEN, GEGEN ZÄUNE!
Der österreichische Staat hat angekündigt, dass Anfang April die Grenze am Brenner wieder geschlossen wird. Das bedeutet: Stahlschranken, Stacheldraht auf den Wegen, Kontrollen auf der Autobahn, auf den Landstraßen, auf der Bahnlinie, auf den Fahrradwegen; Militärpatrouillen und Container für die Flüchtlinge.
Die Armee und der Stacheldraht werden von den Nationalstaaten wieder einmal als "technische Lösung" präsentiert, um die Menschen, die vor Kriegen, Armut und Umweltzerstörung flüchten, fernzuhalten und einzusperren. Der italienische Staat, der nur formell Beschwerde eingelegt hat, passt sich an und intensiviert die Kontrollen am Brenner. 
Das ist ein historischer Schritt. Zu glauben, dass Mauern und Soldaten immer nur für andere sind, ist eine tragische Illusion, denn es ist auch unsere Freiheit, die hier eingezäunt, verachtet und unterdrückt wird.
Von Palästina bis Mexiko, von der Türkei bis Frankreich und nun auch direkt bei uns, Schranken und Grenzen sind zu den Wahrzeichen unserer Gegenwart geworden. Das zu akzeptieren, macht uns unmenschlich und zu Komplizen. 
Die einzige Möglichkeit für unsere Freiheit zu kämpfen ist, die Grenze niederzureißen!  Wir haben nur zwei Möglichkeiten, entweder wir akzeptieren oder wir rebellieren!

Samstag, 7. Mai 2016 
Tag des Kampfes

Demonstration gegen die Einführung von Grenzkontrollen 
am Brenner 
ab 14.30 Uhr 
(am Bahnhof)

Manifestazione a Merano - 30.04.1945 - Wir vergessen nicht!


martedì 26 aprile 2016

Commemorazione vittime del 30 aprile - In Gedenken an die Opfer des 30. April

Kundgebung - manifestazione

(Segue testo in italiano)

30. April 1945 - 2016

April, der 30. In Meran ist dies kein Tag wie jeder andere: Es ist jener Tag, an dem – ein Mal im Jahr – ein Skelett aus dem Schrank kommt, in den es die kollektive Erinnerung für allzu lange gesperrt hat. Am 30. April 1945 eröffneten Soldaten der SS, mit der Unterstützung einiger Bürger, das Feuer auf eine friedliche Demonstration, töteten neun ZivilistInnen und verletzten viele andere. Ein nazistisches Verbrechen, ein Kriegsverbrechen, das sowohl aus der nationalen wie auch lokalen Geschichte getilgt wurde.
Unser Gedenken soll keines jener ritualisierten sein, bei dem die Erinnerung eine Entschuldigung ist, für ein paar Stunden auf der Straße zu stehen, um dann mit reinem Gewissen nach Hause zu gehen. Mit dem heutigen Tag wollen einen neuen Weg gehen und den Versuch wagen, unsere Geschichte einer globalen Bewertung zu unterziehen. Viel zu langen existierten in diesem Land zwei unterschiedliche und gegensätzliche Versionen der lokalen Geschichte nebeneinander; zwei Narrative, die der Selbstversicherung als Opfer dienten und jede Frage der Schuld den Anderen in die Schuhe schob; zwei Visionen, die opportunistisch von der Politik eingesetzt wurden und dadurch die Trennung zwischen den Sprachgruppen untermauert haben.
Wir
glauben, dass die Zeit jetzt überreif ist, diese beiden Kapitel der Geschichte endgültig zu schließen und ein neues zu schreiben: eine geteilte Erzählung der Vergangenheit, mit allen seinen lichten und schattigen Stellen, die sich der historischen Verantwortung in reifer und bewusster Weise stellt. Nur so lässt sich ein neues Südtirol schaffen, das wirklich und tatsächlich eine gemeinsame Heimat für alle ist.

>>> Samstag - Kornplatz Meran, 14:30 Uhr


30 aprile 1945 - 2016

Il 30 aprile, a Merano, non è un giorno come tutti gli altri, ma è l'occasione in cui uno scheletro esce, una volta all'anno, dall'armadio in cui la memoria collettiva lo ha rinchiuso troppo a lungo. Il 30 aprile del 1945 i militari delle SS, con l'appoggio di alcuni cittadini, aprirono il fuoco su un corteo pacifico uccidendo nove civili e ferendone molti altri. Una strage nazista in piena regola, un crimine di guerra rimosso tanto dalla storia nazionale, quanto da quella locale.
La nostra non vuole essere l'ennesima commemorazione ritualizzata in cui la memoria diventa una scusa per stare in piazza un paio d'ore prima di ritornare a casa con la coscienza pulita. Con oggi vogliamo provare a dare il via ad un percorso di rivalutazione globale della nostra storia. Fin troppo a lungo, infatti, su questo territorio sono coesistite due visioni distinte e antitetiche della storia locale, due narrazioni utili ad avvolgersi in una rassicurante aurea di vittimismo addossando ogni colpa e ogni responsabilità storica all'altro, due visioni che, opportunamente sfruttate dal mondo della politica, hanno costituito il fondamento della separazione tra gruppi linguistici. Crediamo che i tempi siano finalmente maturi per riallacciare queste due storie separate e ricondurle in una unica narrazione condivisa, con tutte le sue luci e le sue ombre, in cui le responsabilità storiche siano affrontate in modo maturo e consapevole. Solo così si potrà creare un nuovo Sudtirolo che sia veramente una casa comune per tutti.


>>> Sabato - Piazza del Grano Meran/o, ore 14:30

Am Brenner: Eine symbolische Grenzüberquerung


Am Sonntag, 24. April, einem Tag vor der historischen Befreiung Italiens vom Faschismus, machten sich an die 300 Demonstranten und Demonstrantinnen auf, um an der Grenze zwischen Italien und Österreich gegen deren geplante Schließung zu protestieren, gegen die europäische Politik der Abschottung, für ein Europa der Solidarität und des Friedens.
Organisiert wurde der Gedenkmarsch von verschiedenen Kulturzentren Bolognas, die mit mehreren Bussen angefahren kamen. Empfangen genommen wurden sie im 2000 Seelendorf Brenner von mehr als 300 österreichischen Polizisten/innen, die 200 Meter hinter der Grenze den Durchgang für die Demonstranten/innen blockierten.
Als Startpunkt für den symbolischen Marsch über die Grenzlinie wurde der Bahnhof gewählt, der derzeit für viele Geflüchtete die Endstation ihrer Reise nach Nordeuropa markiert. Dort wurden Schwimmwesten verteilt, um der vielen Menschen zu gedenken, die immer noch tagtäglich im Mittelmeer ertrinken, die ihr Leben riskieren, um vor Krieg, Verfolgung und Unterdrückung zu fliehen. Jedem der Teilnehmer und Teilnehmerinnen an der Demonstration wurde ein sogenannter „World-Passport“, ein Weltreisepass ausgehändigt, als Symbol für die Gleichstellung aller Menschen, unabhängig von Hautfarbe, Herkunft oder Ausbildung und dafür, dass die Protestierenden für ein grenzenloses Europa der Gemeinschaft und Nächstenliebe einstehen und nicht für ein Europa der Abschottung und des Misstrauens. Begleitet von schriller Musik und lauten Parolen wie „nostra Europa non ha confini, siamo tutti cittadini“, oder „No boarder, no nation, stop deportation“ schritten die TeilnehmerInnen zum Grenzübergang, wo die österreichische Polizei sich schon positioniert hatte.
Ausgerüstet mit Pfefferspray, Schlagstöcken, Kampfhunden, Helmen und Schutzschilden hatten sie ein jedes Durchdringen der Protestbewegung unmöglich gemacht. Als trotzdem einige Demonstrierende versuchten, die Blockade zu durchbrechen, setzte die Polizei Pfefferspray ein und fuhr mit zwei Wasserwerfern vor, um die Protestierenden zurückzudrängen und den Gedenkmarsch zu beenden. Als ein Teilnehmer aber gewaltsam aus der Menge gezerrt und von der Polizei verhört wurde, setzten sich die Versammelten demonstrativ vor das Polizeiaufgebot und forderten dessen Freilassung, die eine Stunde später stattfand.
Das was am Sonntag am Brenner passierte, reflektiert welche Politik gerade in Europa angestrebt wird, eine Politik der Grenzen und der Kontrolle. Wir leben in einem Europa, das sich seiner historischen Verantwortung entzieht und das lieber die Augen verschließt, vor dem was außerhalb seiner Grenzen passiert. Ein Europa, das die Globalisierung nutzt, um sich wirtschaftlich zu bereichern, sie aber ablehnt, wenn Menschen weltweit auf Hilfe angewiesen sind.
Daher an alle WeltbürgerInnen: Zeigt euch solidarisch und willensstark, lebt die Werte der Gemeinschaft, auf die einst die europäische Union ihre Grundpfeiler aufgebaut hat und lasst uns ein Europa der Verbundenheit leben, ein Europa frei von Grenzen und Vorurteilen.

Bericht: Mara Stirner

mercoledì 20 aprile 2016

Auf zum Marsch für Bewegungsfreiheit! So, 24. April - 12h - Brennerpass


Testo in Italiano sotto | Facebook

Mit dem im März unterzeichneten Abkommen zwischen der EU und der Türkei hat ein neues Kapitel in der dramatischen Migrations- und Flüchtlingspolitik begonnen. Die Festung Europa hat die Balkan-Route geschlossen und somit die schmutzige Arbeit der illegitimen Abschiebungen an Erdogan und der Türkei abgegeben, an ein Land das offiziell die Menschenrechte verletzt. Die Zwangsabschiebung begann mit Verletzungen und Gewalt. Zugleich hat Österreich im Alleingang beschlossen die Grenzkontrollen am Brenner wieder einzuführen die die Beendigung der Bewegungsfreiheit innerhalb Europas mit sich bringt. Doch es ist klar, dass diejenigen, die vor Hunger und Kriegen fliehen sich nicht von einem Zaun oder vom Tränengas aufhalten lassen, sondern versuchen werden, neue Wege in der Hoffnung auf eine bessere Zukunft zu finden.

martedì 5 aprile 2016

Nur mal so zur Klarstellung: Ich distanziere mich nicht! | Kommentar



Dass aus dem rechten Eck sinnbefreite Sprüche zur gestrigen Demo kommen würden, war klar. Dass Stol und Dolomiten, die nicht mal eine*n Reporter*in vor Ort hatten und nur eine Agenturmeldung abdruckten, ein Bürgerkriegsszenario heraufbeschworen und mit Slogans wie "Gewalt am Brenner" und "Chaos bei Demo" auf Verkaufstour gingen - ok, journalistisch unzumutbar und bedauerlich, aber überrascht jetzt auch nicht sonderlich. Wenn aber Personen, denen Medienkritik und Vernunft keine Fremdwörter zu sein scheinen, in übelster Manier über die Demonstrant*innen herziehen, ohne jedes Gefühl für Angemessenheit und Wahrheit ("HC Straches Adjutanten", "gehirnamputierte Arschlöcher", "Berufschaoten"), dann muss doch noch mal etwas klar gestellt werden.
  1. Wenn man keine Ahnung hat: Leise sein. Guter Tipp für all jene, die nicht dabei waren, aber vorhaben, mit markigen Sprüchen und einseitigen Schuldzuweisungen unterm Arm von seiner Wohnzimmercouch aufzustehen und sich weit aus dem Fenster zu lehnen. Nur so generell.
  2. Wenn man keine Ahnung hat, aber mitreden möchte: Sich informieren. Die Berichterstattung über die Demo war sehr breit, vom Tagesspiegel über Krone bis hin zur Repubblica und BBC. Das ist schon mal gut. Dass sich viele Medien wie angefixte Hühner in den Gewaltaspekt verhackt haben und die Tatsache, dass über 1.000 Menschen gegen Nationalismus, die Missachtung von Menschenrechten und die europäische Desintegration auf den Brenner gekommen sind, vollständig ausgeblendet haben, spricht eher gegen die Medien als gegen die Demonstrierenden. Aber es gab auch ausgewogene und objektive Berichte, z. B. auf Salto, bei Tirol Heute, RAI oder der Repubblica.
  3. Also nochmal: Chaos? In den drei Stunden der Demodauer war es fast die ganze Zeit über wie aus dem Polizeibilderbuch: Alles im Rahmen des Erlaubten. Dann gab es eine kurze Blockadeaktion bei den Geleisen, wodurch der Zugverkehr für 1,5 h unterbrochen wurde. Und dann die eine halbe Minute dauernde Aktion, die dann in allen Zeitungen zu sehen war: Eine Gruppe von Aktivist*innen versuchte, an der Polizeikette vorbei zu kommen - gut dokumentiert auf diesem Video. Die Aktivist*innen wurden weder handgreiflich oder gewalttätig, sie bewegten sich auf die Polizisten zu, diese weichen zwei Meter zurück, bevor sie mit massivem Pfeffersprayeinsatz die Demonstrierenden wieder zurückdrängen. Was (aus der Logik der Polizei) auch durchaus nachvollziehbar ist, es waren nicht viele Polizisten aufgestellt, sie wären sonst einfach abgedrängt worden. Dann fliegen noch ein paar Bengalos. UND. DAS. WARS. Also ehrlich, sowas läuft normalerweise unter "ziviler Ungehorsam" oder "Rangelei". Wer will, "Zusammenstöße mit der Polizei". Aber Chaos? Gewalttätige Ausschreitung? Schlachtfeld? Seriously?
  4. Vor allem diese Doppelmoral. Egal wie man es nennen möchte und ob es sinnvoll war sei auch dahingestellt - aber wer sich über diese Aktion derart aufregen kann, die hunderten Toten im Mittelmeer aber als Kollateralschaden einer durchaus vernünftigen "Migrationspolitik" betrachtet, Militär an innereuropäischen Grenzen akzeptabel und einen erdigen Autokraten, der im Süden seines Landes ganze Städte zerschießen lässt, für einen Verbündeten Europas, der hat jedes Maß für Recht und Unrecht verloren.
  5. In diesem Sinne: Ich distanziere mich nicht. Natürlich kann man sich fragen, ob diese Aktion schlau war oder dem Ziel abträglich, weil sie Angriffsfläche bietet und Bilder, die befremden können. Aber bei solchen "Journalisten" wie denen, die jetzt einen Bürgerkrieg herbeigeschrieben haben, hat man immer schon verloren. Es braucht zivilen Ungehorsam gegen ein Unrecht, das zu Recht gemacht wird, und militanten Widerstand, ehe Nationalismus und Faschismus triumphieren. Und es braucht Menschen, die für ein gemeinsames Europa, für Menschenrechte und Demokratie bereit sind, Grenzen zu überschreiten, wenn Grenzen gebaut werden sollen.

domenica 3 aprile 2016

Gegen die Grenzen - Demo am Brenner

Über 800 Personen haben sich am Sonntag Nachmittag am Brenner eingefunden um gegen die unmenschliche Flüchtlingspolitik Europas und die Errichtung eines Grenzzauns du demonstrieren. Die Teilnehmer kamen aus den Städten im Norditalienischen Raum, aus Trient und Südtirol, Österreich und Deutschland. Wir waren am Brenner uns uns der italienisch-österreichischen Grenze zu widersetzen. Kurzerhand wurden die Gleise von einigen Demonstranten blockiert, diese wurden aber schnell von der österreichischen Polizei vertrieben. Trotzdem kam der Bahnverkehr für längere Zeit zum erliegen. Symbolisch für die beschwerliche Reise vieler Flüchtlinge wurden Zelte auf die Gleise gelegt. 


Während dem Demozug wurden Sprechchöre gegen die Festung Europa, „no Border no Nation“ und „siamo tutti clandestini“ skandiert. Als am Ende die Polizei den Demozug  unter Einsatz von Pfefferspray und Schlagstöcken blockierte, kam es vereinzelt zu Rangeleien und Flaschenwürfen. Mehrere Demonstranten mussten mit Platzwunden behandelt werden. Die übertriebenen Darstellungen in den Medien, die von Straßenschlachten und Chaos schreiben, können wir nicht bestätigen. Auch gab es laut unseren Informationen während des Umzugs keine Verhaftungen. Die Demo fand ihr Ende indem AktivistInnen auf österreichischen Boden in riesigen Lettern die Worte „Refugees Welcome to EU“ malten. 





Das Europa, das wir aufbauen wollen, ist ein Europa der Menschlichkeit und der Solidarität. Gegen Mauern und Barrieren und dem Erstarken der nationalistischen und rassistischen Ideen. Jetzt und immer! No Border – No Nation! 




martedì 29 marzo 2016

Aufstehn gegen die Grenzen der Festung Europa - am Sonntag, 3. April, alle auf den Brenner!

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Maßnahmen zur Abschottung und weitreichenden Einschränkung der Bewegungsfreiheit, die die Staaten der EU derzeit umsetzen, sind emblematisch für die Richtung insgesamt, welche die europäische Politik auf dem Gebiet der Bürger- und Grundrechte eingeschlagen hat. Die Absperrungen, der Stacheldrahtzaun und die Militarisierung der Grenzen sind in diesem Augenblick die sichtbarsten Zeichen der allgemeinen Verweigerung des Asylrechts und der Aufnahme neuer Geflüchteter. Jeder neue Abschnitt dieser Grenzzonen bedeutet die Verletzung und Verweigerung von Grundrechten ebenso wie Anwendung illegaler Methoden und Handlungen.

Die Debatte, die sich von Schweden bis Griechenland, von Ungarn bis Großbritannien, um diese Themen entwickelt hat, schafft das politische und kulturelle Fundament für eine Revision des Schengen-Vertrages in Bezug auf den freien Personenverkehr, ebenso wie für die Legitimierung eines neuen Grenzregimes. Dies reinstalliert nicht nur neue Grenzpolizeikontrollen, sondern einen Mechanismus, der zwischen jenen unterscheidet, die das Recht auf die minimalen Bürgerrechte haben, und jenen, die nur in außergewöhnlichen Momenten einreisen dürfen – was nicht mehr auf Basis eines gemeinsamen Rechtes entschieden wird, sondern „von oben“ und durch Kriterien ethnischer Herkunft. In anderen Worten: Wer heute, von Idomeni, von Calais, von Ceuta und Melilla, von Lampedusa oder den Inseln des Ägäischen Meeres, von den türkischen bis zu den libyschen Küsten, ein würdevolles Leben einfordert, steht immer ausgeklügelteren und gewaltsameren Hindernissen materieller und immaterieller Natur gegenüber.

Österreich und Mazedonien sind heute unter jenen Ländern, die einem Modell Tür und Tor öffnen, das – im Rahmen des globalisierten Kapital- und Güterverkehrs – für neue Formen nationaler Souveränität steht, basierend auf der gewaltsamen Durchsetzung und Militarisierung der Grenzen. Die Migrant*innen, die um Asyl ansuchen oder durchreisen wollen, werden dabei zum Feind stilisiert, vor dem es sich zu schützen gilt. Der Dominoeffekt dieser Strategie ist jetzt schon sichtbar, an der griechisch-mazedonischen Grenze, wo Tausende, die alles verloren haben, eingekesselt sind, ohne Möglichkeit, in die anderen europäischen Länder weiterzukommen.

Im Angesicht dieses Szenarios eröffnet sich ein neues Feld der Auseinandersetzung, zu der die sozialen Bewegungen nicht untätig bleiben können, nein, bei der sie vielmehr den Druck, den die Migrant*innen an den Grenzen der Balkanroute ausüben, und die Solidarität, die sie sich geben, in Prozesse der radikalen Transformation übersetzen müssen, um eine neue europäische Bürgerschaft zu erkämpfen. Nur so können wir von unten die Ideologie des „Krieges unter den Armen“ unterlaufen, die immer funktionaler wird für die Interessen des Sparregimes, und eine öffentliche Debatte anstoßen, die das Ziel hat, neue Modelle inklusiver Sozialstaatlichkeit und einer Ausweitung der Rechte von allen anzuregen.

Deshalb sind wir am 3. April am Brenner, um uns der italienisch-österreichischen Grenze zu widersetzen und die Realisierung jener Mittel zu verhindern, welche den freien Personenverkehr einschränken sollen. Wir sind viele, wir machen dies in einer popularen Kundgebung, die beim Bahnhof Brenner beginnt und Österreich erreichen wird, ohne nach einer Genehmigung zu fragen, ohne individuelle oder kollektive Kontrolle, da es die Grenze selbst ist, die keine Legitimität hat. Das Europa, das wir aufbauen wollen, sieht keine Mauern und Barrieren vor, nur unser lebendiger Widerstand kann die traurige Passion des rassistischen Hasses und der nationalen Egoismen zerstören.

Wir laden alle Zusammenhänge und Einzelpersonen, die interessiert sind, diesen Tag zusammen mit uns zu gestalten, ein, uns für eine organisatorische Web-Konferenz zu kontaktieren.

In der Krise handeln – Freiheiten vereinigen.

Info und Mitmachen: 3aprilenoborder@gmail.com

Treffpunkt: 13:30 Uhr, Bahnhof Brenner

mercoledì 10 febbraio 2016

In solidarietà con gli operai della Solland Silicon

Volantinaggio itinerante in solidarietà con gli operai della Solland Silicon sabato pomeriggio in centro a Merano. Portare le istanze dei lavoratori dello stabilimento di Sinigo, da mesi senza stipendio, nel cuore del centro vetrina è un modo per ricordare che il destino della Solland riguarda tutta la cittadinanza. Non possiamo permettere ad un pescecane come Pugliese di devastare il tessuto sociale ed economico della nostra città! A tal proposito ci sorgono spontanee alcune questioni che sono rimaste troppo a lungo sotto al tappeto. Come è possibile che un soggetto come Pugliese, già noto per una serie infinita di fallimenti pilotati, sia riuscito a mettere le mani sull'ex reparto policristallo? Qual è in questa faccenda il ruolo della Provincia e del Ministero?



domenica 31 gennaio 2016

BOLZANO: ALCUNE RIFLESSIONI DOPO IL CORTEO ANTIFASCISTA - COMMENTO

Il successo del corteo antifascista di sabato 23 gennaio è andato oltre ogni aspettativa. Ricordando i cortei degli anni passati sarei stato contento se al corteo fossimo stati 300 persone, un numero che a Bolzano è comunque quasi impossibile da raggiungere. Invece in piazza sono scese almeno 700-800 persone, in certi momenti il numero era stimabile in circa 1000 persone. Il colpo d'occhio in piazza Domenicani era davvero impressionante.


La partecipazione fa intendere alcune cose: il problema della violenza fascista in città è sentito, più di quello che si poteva immaginare.  Molte persone aspettavano solo l'occasione per dimostrare in strada il proprio disprezzo e disgusto verso vecchi e nuovi fascismi. Tantissimi giovani e giovanissimi, in stragrande maggioranza bolzanini, ma con l'importantissima partecipazione di compagni provenienti dai dintorni del capoluogo, oltre che da Merano, Bressanone, Trento e Innsbruck.
Numeri che a Bolzano non si vedevano da anni.
L'ultimo corteo che vide una partecipazione paragonabile, in termini  numerici, è il corteo No Tav partito da piazza Mazzini il 12 marzo 2007. 


Dopo mesi in cui i giornalai locali hanno martellato con la cosiddetta “emergenza degrado” a Bolzano, nei cui articoli i bivacchi e giacigli di qualche senza tetto venivano descritti come un intollerabile attacco all'immagine e alla sicurezza dei cittadini, oppure la questione dei Piani di Bolzano, strumentalizzata da leghisti e razzisti e che ha visto via Macello presidiata per 14 notti consecutive dai fascisti di CasaPound per garantire la “sicurezza” dei cittadini. Dopo le spudorate menzogne del ciarlatano leghista Carlo Vettori, che insieme ad altre camicie verdi denunciava lo “spaccio” che si svolgeva all'interno dell'hotel Alpi, dopo questa valangata di letame che Bolzano ha subito in questi ultimi tempi, finalmente è  arrivata una risposta chiara e decisa da parte di centinaia di abitanti della città.

Questo commento è necessario perchè dopo la lettura degli articoli dell'Alto Adige e la visione di alcuni servizi delle Tv locali è quanto mai urgente dotarci di propri canali di comunicazione che cerchino di esprimere una propria autonomia e che per quanto possibile, evitino la mediazione di certi personaggi che giocano a fare i reporter. I livelli che sta raggiungendo l'Alto Adige sono veramente preoccupanti.

Le dinamiche delle manifestazioni sono affascinanti; quando siamo partiti dalla stazione dei treni eravamo tanti, circa 350 persone, ma nel giro di poche centinaia di metri il corteo si è più che raddoppiato; tantissime le persone che si sono unite al corteo strada facendo, attirati dalla carica e dalla rabbia che un corteo da tanto tempo non esprimeva, almeno a Bolzano. Si è parlato di guerra, di immigrazione, di sfruttamento del lavoro. Si è parlato della necessità di contrastare ogni tipo di deriva fascista e razzista.
Alcuni discorsi sono stati fatti contro la politica razzista della Lega Nord, responsabile di avere votato e finanziato a suon di centinaia di milioni di euro le guerre in Afghanistan, Iraq e Libia. Voti che hanno portato al disastro un intera area geografica e culturale, guerre che hanno destabilizzato un'area geografica da cui ora milioni di persone sono costrette a fuggire dalle proprie case, dai propri affetti. La cosa più insopportabile dei leghisti e della loro miseria umana e culturale è che hanno pure la faccia tosta di fare propaganda politica su quei stessi rifugiati che proprio loro hanno contribuito a creare in maniera decisiva.



venerdì 29 gennaio 2016

Bolzano Antifascista

23.01.16 Militanti e cittadini sono sfilati per le vie della città per ribadire che nessuna aggressione rimarrà senza risposta!


giovedì 28 gennaio 2016

Unser Südtirol geht euch nichts an!


 Testo in italiano più avanti.

Wie jedes Jahr findet auch heuer am 29.01 der Wiener Akademikerball in der Wiener Hofburg statt. Wie jedes Jahr wird dieser auch heuer wieder von starken Protesten begleitet werden, denn es ist bekannt, dass der von der FPÖ organisierte Ball ein Vernetzungstreffen der rechtsradikalen Elite in Europa ist.

Hier treffen sich deutschnationale Burschenschaften, HolocaustleugnerInnen und rechtsextreme PolitikerInnen, um bei Sekt und Walzer ihre diskriminierenden Ideen weiter salonfähig zu machen und zu befeiern. Das Weltbild, für das sie einstehen, ist geprägt von Rassismus, Antisemitismus, Islamophobie, Sexismus und Nationalismus. Der Wiener Akademikerball ist also nicht der harmlose Tanzball, als welcher er präsentiert wird. 

Wie die Ballorganisation vor kurzem auf Facebook bekannt gab, ist das Ballmotto dieses Jahr „Südtirol – eine Herzensangelegenheit“. 
Schon letztes Jahr, als eine Pustertaler Schützenkompanie beim Ball Spalier stand, äußerte sich HC Strache klar dazu, warum den Veranstaltern Südtirol so am Herzen liegt: „Südtiroler, ihr seid uns ein Herzensanliegen und ein Teil unseres Herzens wurde uns entrissen.“

Dazu wollen und können wir nicht schweigen.

mercoledì 20 gennaio 2016

Sie sind wieder da - aber auch uns gibt es immer noch!

Bozen. Ein minderjähriger Jugendlicher wird vor dem Sitz der rechtsextremen Gruppierung CasaPound brutal zusammengeschlagen. Die Täter: mutmaßliche Neonazis von Casapound. Der Junge hatte im Vorbeigehen mit dem Handy das Lied „Bella Ciao“, ein Partisanenlied, gespielt.

Ein Einzelfall? Leider nein.

Denn in Bozen kann sich die Szene austoben. So wird schon mal vor dem Haus eines politischen Gegners aufgelauert, bei einer verbalen Auseinandersetzung bleibt es in solch einem Fall selten. Bei Konzerten werden vermeintliche „Antifaschisten“ bedroht und geschlagen und manchmal verabreden sich die „camice nere“ auch zum gemeinsamen Ausflügen um ein paar „zecche rosse“ zu jagen. 

Rückzugsorte haben die Bozner Neofaschisten zuhauf. Neben verschiedenen Lokalitäten, in denen sie getreu dem Motto „bravi ragazzi“ Veranstaltungen zu politischen und sozialen Themen machen, sind einige auch in Ultra-Szenen aktiv, machen Kampfsport, sind in Motorradclubs und organisieren Neonazikonzerte mit internationalen Bands. Da verwundert es nicht, wenn wir auf die (bekannten) Vorstrafen und Verurteilungen der Bozner Faschoszene schauen: Schlägereien, Hitlergrüße, Waffenbesitz bis hin zum Mord

Antifa Demo in Bozen 2011
In Bozen gibt es diese schwarze Grube schon seit Jahren, alles wird aufgesaugt und kommt mit rechtsextremem Anstrich wieder zurück. Man gibt sich als Tierschützer, als Helfer für geschiedene Väter, als Sportler, Musiker,... Doch hinter der scheinbar sozialen Fassade verbergen sich immer die gleichen: Faschisten und Rassisten, die die Gunst der Stunde nutzen. Nämlich das politisch und gesellschaftliche Klima, krisengeschüttelt durch finanzielle Probleme, Arbeitslosigkeit und die Flüchtlingsthematik.

Immer wieder kommt nicht nur in Bozen, sondern auch in den Gegenden um Meran, Brixen, Bruneck usw. zu politisch motivierten Gewalttaten von Rechtsextremen.
Während die Bozner Nazis fast ausschließlich italienischer Muttersprache sind, und politisch sogar auf Gemeindeebene aktiv sind, finden wir in Südtirol eine wachsende Anzahl an deutschsprachigen jungen Nazis. Springerstiefel, Glatze und Bomberjacke scheint wieder vereinzelt in Mode zu kommen, ansonsten wählt man schlichtere Kleidung der „Neuen Rechten“ wie z.B. von Thor Steinar.
Im Burggrafenamt rotten sie sich die trinkfreudigen 15- bis 23-jährigen Neonazis besonders in den Diskotheken zusammen. Leute werden bedroht und verprügelt und wie aus dem Nichts werden schon auch mal Teleskopschlagstöcke und Messer aus den schweren Stiefel gezaubert. Vor nicht allzu langer Zeit hat eine Gruppe von ca. 15 „Thor Steinar Jüngern“ vier Personen verprügelt, einer davon musste ins Krankenhaus. Kurz vor der Schlägerei bemerkte einer der Neonazis, „man wolle auch mal die Antifa verprügeln, und nicht immer nur die Ausländer“.


Wenn ich mich an die Zeit vor einigen Jahren zurückerinnere: Schlägereien waren festes Wochenendprogramm. Alternative Konzerte und Feste wurden mit Sturmmasken und Baseballschlägern überfallen, Jugendzentren mit Hakenkreuzen vollgesprüht. 

Es gab gebrochene Nasen, Beine und Arme. In keinster Weise sollen hier Gewalttaten, egal von wem begangen, verharmlost werden. Nein, Tatsache ist aber, dass es Gewalt von Neonazis gegen Menschen, die nicht in ihr Weltbild passen, seit vielen Jahren gibt. Erkennbare antifaschistische Aufnäher auf Lederjacken wurden auch schon mal mit dem Springmesser entfernt, und dazu gleich mal die „Punkerlederjacke“ der „Zecken“ als Souvenir mitgenommen. 
Im Burggrafenamt fuhren Erwachsene Neonazis die ganze Nacht lang durch die Straßen um Punks und Linke zu jagen. Ein Jugendlicher wurde aufgrund seiner linken Gesinnung von mehreren Neonazis mit einer Eisenkette verprügelt und in einer Blutlache in den Meraner Lauben zurückgelassen. Aus Angst vor Vergeltungsaktionen oder aufgrund des fehlenden Vertrauens in Polizei und Politik wurden die meisten Fälle nicht angezeigt.

Fakt ist: Sie sind wieder da!
Oder sollen wir sagen „immer noch“, mit Blick auf Bozen? All die Verhaftungen in der deutschsprachigen rechtsextremen Szene haben für einige Jahre für ein Abflauen der Szene gesorgt. Und jetzt kriechen sie wieder aus allen Löchern.
Doch Fakt ist auch: Auch uns gibt es immer noch! Das jüngste Beispiel in Bozen unterstreicht, wie wichtig es ist, sich den selbsternannten Verteidigern der Kultur entgegenzustellen. Neonazisistischen Strukturen gehört das Wasser abgegraben!
Trotz alledem lassen wir uns nicht unterkriegen! Wir haben gelernt uns zu wehren und lassen uns nicht von Ewiggestrigen, faschistischen Schlägern den Mut nehmen weiterzukämpfen! 



A.

martedì 19 gennaio 2016

FERMIAMO LE AGGRESSIONI FASCISTE - KEINE TOLERANZ FÜR FASCHISTISCHE GEWALT

Mercoledì 13 gennaio un ragazzo di 17 anni viene aggredito davanti alla sede di CasaPound, in via Cesare Battisti: all’ospedale riceve 30 giorni di prognosi.
Questa è solo l’ultima di una lunga serie di aggressioni, minacce e intimidazioni che questi nostalgici del Duce hanno compiuto a Bolzano e in regione.
 

Già a marzo 2015 un gruppo di fascisti dello stesso gruppo organizzò un agguato contro 3 ragazzi riconosciuti come militanti di sinistra.
Questi vili attacchi non sono una novità in questa città: nel 2003 ricordiamo la morte di Fabio Tomaselli, morto in seguito alle lesioni riportate a causa di un pestaggio ad opera di alcuni naziskin locali.
 

Adesso basta. Non possiamo più restare in silenzio.
Scendiamo in piazza perché abbiamo ben chiaro che il degrado in questa città non sono i profughi che scappano da guerre e povertà, la vera miseria è rappresentata dai fascisti e razzisti di CasaPound.
Nessuna aggressione senza risposta.
 

CORTEO ANTIFASCISTA
SABATO 23 GENNAIO
Concentramento Ore 14.30
parco di fronte alla stazione dei treni
BOLZANO



Am Mittwoch den 13. Januar wurde ein 17 Jahre alter Schüler vor dem Sitz der neofaschistischen Vereinigung CasaPound in der Cesare Battisti Straße grundlos zusammengeschlagen.
Diagnose: Krankenhaus mit einer Heilungsdauer von 30 Tagen.
 

Dies ist nur die letzte einer langen Reihe von Überschreitungen, Bedrohungen und Einschüchterungsversuchen der italienischen Rechtsextremen in Bozen. Vor weniger als einem Jahr attackierte eine Gruppe Faschisten drei Aktivisten des linken Spektrums aus dem Hinterhalt.
Diese feigen und politisch motivierten Gewalttaten sind nichts neues in dieser Stadt: wir erinnern uns an Fabio Tomaselli der an den Folgen einer brutalen Schlägerei mit lokalen Naziskins gestorben ist.

Jetzt reicht es. Das Schweigen muss aufhören. Wir gehen auf die Straße, weil wir wissen, dass der wirkliche „Degrado“ in dieser Stadt nicht Menschen die wegen Krieg und Armut fliehen sind. Zur Vergiftung des Klimas in der Gesellschaft tragen die Faschisten und Rassisten von CasaPound einen großen Teil bei. 

Keine Aggressionen ohne Antwort!

ANTIFASCHISTISCHE DEMONSTRATION
Samstag; 23: Januar
Treffpunkt: 14:30 Uhr
Start Bahnhofspark
Bozen

domenica 17 gennaio 2016

NOTE A MARGINE SU RONDE E SICUREZZA

L'annuncio dell'arrivo anche a Merano delle "passeggiate della sicurezza", eufemismo per indicare quelle che a tutti gli effetti sono delle ronde squadriste, da parte della sezione locale di Forza Nuova non è certo un fulmine a ciel sereno. È da diverso tempo, infatti, che il partito di estrema destra sta cercando di ritagliarsi uno spazio di agibilità politica nella nostra città, usando come cavallo di battaglia i temi della sicurezza e del degrado.

In questo Forza Nuova è ampiamente spalleggiata dai toni allarmistici utilizzati da buona parte dei media locali e dall'atteggiamento delle istituzioni comunali, da sempre impegnate nel curare l'immagine turistica del centro vetrina, relegando ai margini i quartieri, specialmente quelli più periferici come Sinigo. A loro va ascritta la responsabilità per il clima di insicurezza e di abbandono che grava su parte della cittadinanza, terreno fertile per chi si riempie la bocca di concetti come "ordine" e "lotta al degrado". 

La realtà dei fatti, come ben sa chiunque viva quotidianamente le strade ed i quartieri di Merano, è molto diversa da quella descritta dai professionisti dell'allarmismo: parlare di emergenza sicurezza è del tutto ingiustificato. Anche la recente aggressione in piazza Duomo, fatto gravissimo ed esecrabile, rimane un fatto isolato e utilizzarlo come pretesto per le ronde è un atto di bieco sciacallaggio. Allarmante, invece, è la presenza per le strade di novelli giustizieri della notte. L'esperienza trentina, con lo stillicidio di aggressioni e accoltellamenti degli ultimi anni, ed il brutale pestaggio di un diciassettenne davanti alla sede bolzanina di Casa Pound ci insegnano che avere gruppi organizzati di fascisti per le strade non solo è inutile, ma è l'antitesi del concetto stesso di sicurezza. 

Riteniamo invece necessario che le strade, le piazze ed i parchi meranesi, specialmente nelle zone più periferiche, si riempiano di persone, di contenuti e di iniziative, ritornando alla loro funzione di luoghi di socialità: una città viva e dinamica è molto più vivibile e percepita come sicura rispetto ad una città dormitorio.

“Una mattina mi son svegliato e ho trovato l'invasor” - Commento

O meglio l'ennesimo ragazzo ha trovato il picchiator, cara mia Bella, aggredito per aver cantato una canzone. Per aver avuto, a diciassette anni, l’incosciente idea che libertà e democrazia vogliano dire che una persona ha diritto anche a cantare, se vuole. Per aver avuto, con l’ingenuità del Liceo, la brutta idea di sottovalutare l’ignoranza delle mani mosse dal bestiale istinto, perché il pensiero è da esseri senzienti, di certi "bravi ragazzi". Per non aver capito che purtroppo il fascismo è una malattia che non siamo ancora riusciti a debellare, un cancro che si è evoluto in fretta durante la prima guerra mondiale per venire sconfitto alla fine della seconda… ma la realtà è che è rimasto latente, una metastasi silente che in molti hanno ignorato mentre altri hanno cercato di denunciare e combattere. 

Non sono riuscito a pensare ad altro per tutto il giorno. Perché le aggressioni, codarde e infime, si susseguono da oltre un anno a Bolzano, triste rigurgito di una provincia che da anni ha sotterrato i conflitti sociali sotto montagne d’oro. Sono aggressioni che purtroppo rimangono sommerse perché circa un anno fa ve n’era stata un’altra che si era conclusa con l'impunità di tutti i colpevoli. Hanno dovuto pagare poco più che una multa per aver attraversato con il rosso, come se picchiare delle persone fosse una semplice contravvenzione; o nel loro caso un’attrazione per cui pagare, un momento per fare un tuffo nell’adrenalina futurista dello squadrismo, nell’eroismo dell’attacco infame.

Il cuore nero di Bolzano non è mai sparito, mi è stato ripetuto spesso, soprattutto nelle analisi post-elettorali. Forse nel tempo ha perso la sua faccia violenta, forse qualcuno l’ha sottovalutata prima di noi e oggi ci sono ragazzi che si prendono mazzate per questo.

Quello che è certo è che il fascismo sia tornato allo scoperto: è uscito dalle fogne strisciando per spandere in città il suo lurido olezzo grazie alla paura, alla diffidenza, ad una società sempre meno capace di legami e solidarietà. Ha anzi sfruttato le crepe della società per arrivare sempre più in fondo, fino ad arrivare in Consiglio Comunale. Sono soggetti che si pongono come rivoluzionari e anticonformisti, per poi scadere nelle azioni più reazionarie, svendendo al Capitale il proprio voto (Affaire Benko: dopo lunga riflessione Monsieur Bonazza vota Sì, perché il capitale è brutto ma i negri puzzano di più) e ai potenti le loro braccia, come ennesimo strumento repressivo verso chiunque possa mettere in pericolo lo status quo. Soggetti che si gonfiano il petto e rivendicano orgogliosamente le loro azioni, salvo evitare di pagare le multe per affissioni illegali perché “non potete provare che siamo stati noi” (e per giunta non è degrado!), o ricorrendo a risarcimenti ridicoli per evitare i procedimenti, o mandando simpaticamente le persone a “bere di manco” mentre si tenta di pestarle, o il coraggio di una finta occupazione sgomberata da impiegati provinciali, o nascondendosi dietro “ignoti”.

Questa volta il pericolo era rappresentato da un ragazzetto, che nella sua ingenuità non ha compreso la forza sovversiva di un motivetto fischiettato. E che per questo è stato punito dai solerti difensori della città, che non hanno perso l’occasione per rendere Bolzano più sicura. Ora che ha la faccia tumefatta Bolzano è meno degradata.

Questa volta è andata così. Ma domani?

Domani servirà tutto il nostro impegno, il nostro bisogno di affermare che non è questa la Bolzano che vogliamo, non è questa l’Italia che vogliamo e neppure il mondo che vogliamo. Noi pretendiamo un mondo diverso, un mondo dove non vi è “degrado” perché non vi è povertà, dove non vi è “insicurezza” perché non vi sono soprusi, dove non ci sono “fascisti” perché non vi è ignoranza. Un mondo migliore per persone libere di vivere, non solamente di sopravvivere.

È necessario che ci stringiamo tutti intorno ad un ragazzo di diciassette anni pestato, al richiedente asilo colpevole di essere sopravvissuto alla sua storia, alla donna vittima del patriarcato (qualsiasi forma di sopraffazione esso comporti), all’operaio sfruttato… a chiunque in questo momento sia un diseredato. Che ci stringiamo tutti insieme intorno a lui, come fratelli, non per esprimere ma per fare solidarietà. Per rendere i nostri valori qualcosa di reale, tangibile, vero.

Per dire, cara mia Bella Costituzione, che non sei solo carta straccia, un po' di inchiostro sbiadito su pagine che in pochi hanno voluto leggere, ma ancora meno hanno voluto realizzare fino in fondo. E per dire a ogni altra persona che noi ci siamo, che vogliamo conquistare la luna e che per farlo dobbiamo camminare insieme. Cantando, perché avere vent'anni è avere i sogni grandi. Figurarsi diciassette.

Marco Pagot, Bolzano

giovedì 14 gennaio 2016

Neofaschistisches Konzert in Bozen

Der Flyer ders Konzertes
Am 19. Februar soll es in Bozen wieder ein rechtsextremes Konzert geben. Auftreten wird die Bozner Band „Green Arrows“ welche in der NSH (National Socialist Hardcore) Szene einzuordnen ist. Die Bandmitglieder pflegen beste Verbindungen zu Casapound und haben schon auf Rechtsrock Konzerten in Deutschland gespielt und auf mehreren neofaschistischen Events im italienischen Raum.
Ihre Musik vertreiben sie unter anderem bei  Black shirts records. Beim Betreten der Webseite wird man von faschistischen Schwarzhemden aus den 1920ern begrüßt. Auf der Seite selbst kann man sich unter der Abteilung T-Shirts gleich mit einschlägiger Bekleidung eindecken.

Als Veranstaltungsort ist der „Bikers Stop“ in der Bozner Industriezone angegeben. Schon seit Jahren scheint es in Bozen ein leichtes zu sein Veranstaltungsorte für einschlägige Bands zu finden.



Die Antifa Meran hat auch schon früher auf diese Band hingewiesen:

http://antifameran.blogspot.ch/2014/02/diebozner-band-green-arrows-kommt-nicht.html

http://antifameran.blogspot.it/2010/11/wieder-rechtes-konzert-in-bozen.html
 

http://antifameran.blogspot.it/2010/11/protest-zeigt-wirkung-fascho-gruppen.html

http://antifameran.blogspot.it/2011/09/rechtsrockkonzert-zum-wiederholten-male.html
 

http://antifameran.blogspot.it/2010/03/rechtsrock-konzert-in-bozen.html

venerdì 25 dicembre 2015

Wenter ist Geschichte!



Im Dezember vergangenen Jahres hatte die Antifa Meran eine Kampagne zur Umbenennung der Meraner "Wenter"-Mittelschule gestartet, da uns Josef Wenter mit seinen Nazi-Verstrickungen als Namenspatron einer Schule untragbar schien. Der BGR-Fanclub und BBD unterstützten die Aktion, ein breites Medienecho war die Folge. Daraufhin kündigte die Direktorin Brigitte Öttl an, die Forderung der Umbenennung umzusetzen.
Wie Salto.bz jetzt, ein Jahr nach der Kampagne, berichtet, hat sich der Schulrat nun definitiv für die Umbenennung ausgesprochen: Man möchte in Zukunft den Namen des österreichischen Theaterleiters und Schriftstellers Karl Wolf (1848-1912), langjähriger Leiter der Meraner Volksschauspiele, tragen. Nach ihm ist auch die Straße benannt, an der das Schulzentrum liegt.

"Wir haben diese Entscheidung getroffen, weil wir der Meinung sind, dass Wenter kein Namen ist, der für jenes Demokratiemodell steht, das wir unseren Schülern vermitteln wollen", erklärt Öttl laut Salto.bz.

Die Antifa Meran begrüßt die Umsetzung der angekündigten Umbenennung außerordentlich. Die Wahl von Karl Wolf ist sicher eine eine einfache, saubere Lösung. Leider wurde die Chance nicht genutzt, durch eine zeitgemäße Persönlichkeit ein starkes Zeichen für Engagement und mutige Kritik zu setzen. Dennoch sind wir zufrieden mit der Tilgung des Namens des NS-Kollaborateurs Wenter von einer öffentlichen Institution in Südtirol und möchten den beteiligten Schul- und ElternvertreterInnen ein Lob für die konsequente Umsetzung dieses lange überfälligen Schrittes aussprechen.

mercoledì 23 dicembre 2015

Demonstration - Solidarietà senza confini


Nella serata di sabato 19 dicembre, una quarantina di persone tra attivisti e cittadini hanno partecipato all'iniziativa "Solidarietà senza confini - Solidarität ohne Grenzen" organizzata da Antifa Meran e Meran Resiste. Un segnale importante per sbugiardare l'idea dello scontro di civiltà tra Occidente e mondo islamico e per mostrare la propria vicinanza alle vittime del terrorismo e della guerra. Contro ogni forma di fascismo occidentale e islamico.

Am Samstag Abend des 19. Dezembers haben sich in Meran an die 40 AktivistInnen und BürgerInnen versammelt um ihre Solidarität mit den Opfern des Terrorismus zu bekunden. Die Initiative wurde von der Antifa Meran und der Gruppe Meran Resiste organisiert. Ein wichtiges Zeichen für den Frieden, gegen die Aufhetzung des Westens gegen den islamischen Teil der Welt und im Gedenken an die Opfer des Terrorismus und des Krieges. Gegen jede Form von Faschismus - ob islamisch oder westlich!

Zum Gedenken an alle Opfer von ISIS und benachbarten Gruppierungen, seien es französische, lybische oder nigerianische Bürger. Es gibt keine Toten der 1. Oder 2. Klasse, es existieren keine Opfer die schlimmer sind als andere. 
 
Zum Gedenken wie militärisch-imperialistischen Interventionen, getarnt als internationale Polizeieinsätze oder Friedensmissionen, die Umstände schufen, damit ISIS entstehen konnte. Unter denselben Umständen riskieren die zurzeit geführten Bombardierungen, neuen Nährboden für einen Aufschwung des „Kalifats“ zu schaffen.
 
Zum Gedenken, dass ein Krieg des Islams gegen die westliche Welt eine verwerfliche Idee ist. Es herrscht ein interner Machtkampf um die geopolitische Hegemonie des Islams, welcher sich zurzeit hauptsächlich in Syrien und dem Irak abspielt und indem ISIS eine wichtige Rolle spielt um das System zu destabilisieren. Nicht ohne Grund erhält er finanzielle Unterstützung von viel größeren und mächtigeren Staaten wie der Türkei und Saudi Arabien.
 
Zum Gedenken, dass das momentane Klima in der Gesellschaft, nämlich die Panik, von einer medialen und politischen Ebene ausgeht. Es wird die Panik der Menschen ausgenützt um an ihre tiefsten Instinkte zu appellieren. Dies kann zielführend für Wahlergebnisse sein, jedoch führt es auf lange Sicht zu zivilem Chaos, wie es zurzeit riskiert wird.
 
Zum Gedenken, dass die Einschränkung der persönlichen Freiheit anzuzeigen ist, welche bereits ausgerufen wurde und es, in manchen Fällen, unter dem Slogan „Kampf gegen den Terrorismus“ zu übereilten Handlungen kommt, wie es in Frankreich bereits passierte, wo 20 Aktivisten der Cop 21 inhaftiert wurden. Ihnen gilt ebenfalls unsere Solidarität.




Per ricordare tutte le vittime dell'ISIS e dei gruppi affiliati, siano esse francesi, libanesi o nigeriane. Non esistono morti di serie A e di serie B. Non esistono stragi più gravi di altre.

Per ricordare come gli interventi militari imperialisti, mascherati da operazioni di polizia internazionale o missioni di pace, in Libia e in Iraq abbiano creato le condizioni necessarie alla nascita e allo sviluppo dell'ISIS. Allo stesso modo l'attuale campagna di bombardamenti rischia soltanto di ampliare la base di sostegno del "Califfato".
 

Per rifiutare l'idea dello scontro di civiltà. Non esiste alcuna guerra dell'Islam contro l'Occidente. Vi è semmai una guerra interna al mondo islamico per l'egemonia geopolitica del Medio Oriente che al momento è combattuta prevalentemente in Siria ed in Iraq e in cui l'ISIS rappresenta un attore importantissimo grazie alla sua funzione destabilizzatrice. Non a caso riceve appoggio e finanziamenti da altri attori, molto più grandi, come Turchia e Arabia Saudita.

Per rigettare il clima di panico e diffidenza creato ad arte da buona parte del mondo dell'informazione e di quello politico. Parlare alla pancia della gente, pungolare i bassi istinti, può essere comodo ai fini elettorali, ma sul lungo periodo può portare ad una polarizzazione della società, con il rischio di sfociare in uno scontro di civiltà. Vero questa volta.
 

Per denunciare le limitazioni alle libertà personali che sono state annunciate e, in alcuni casi, già messe in atto in nome della "lotta al terrorismo", come è accaduto recentemente in Francia con l'arresto di oltre venti attivisti ambientalisti in occasione della Cop 21, ai quali va la nostra solidarietà.