domenica 7 giugno 2015

G7-Proteste - eine Bilanz | Kommentar

Die Hauptveranstaltung gegen den G7-Gipfel im Schloss Elmau, der Demonstrationszug durch Garmisch-Partenkirchen, ist gestern (Samstag, 6. Juni 2015) weitgehend reibungslos über die Bühne gegangen. Einige Anmerkungen im Schnelldurchlauf.





  1. Das Polizeiaufgebot war massiv; die Gegend um das Schloss Elmau, das zwischen Garmisch-Partenkirchen (GAP) und Mittenwald gelegen ist, war/ist im Belagerungszustand: Polizeikontrollen an allen Zufahrtsstraßen, Umleitungen, überall Versorgungs- und Kontrollposten der Polizei.
  2. Die Anreise im Zug von Innsbruck gestaltete sich weniger schwierig als gedacht: Der Zug fuhr regulär bis GAP, nach Seefeld gab es im Zug eine Passkontrolle durch die deutsche Polizei, am Bahnhof in GAP wurden wir dann komplett gefilzt. Auch mit dem Auto war die Anreise weitgehend problemlos möglich.
  3. Die TeilnehmerInnenzahlen bei der Hauptveranstaltung, der Demonstration durch GAP, waren überschaubar: Die Polizei spricht von 3600, die VeranstalterInnen von 5000, wobei in diesem Fall wohl die erste Zahl plausibler ist. Dies steht im krassen Gegensatz zu den 35-40.000 TeilnehmerInnen bei der Anti-G7-Demo am Donnerstag in München; scheinbar hatte die unsichere Lage der Übernachtungsmöglichkeit - das Camp wurde erst in letzter Minute genehmigt -, die unklaren Anreisebedingungen und die massive mediale Einschüchterung (SpiegelOnline: "Behörden fürchten Tausende gewaltbereite G7-Gegner", "Polizei rechnet auch in München mit Krawallen", "Polizei fürchtet Gewalteskalation beim G7-Gipfel") viele von einer Teilnahme absehen lassen.
  4. Dementsprechend war die Zusammensetzung der TeilnehmerInnen ziemlich homogen: Linke aus hauptsächlich subkulturellen Zusammenhängen, jung, deutsch, eher männlich. Und vorrangig aus dem Umfeld, sprich süddeutscher Raum. Es gelang offenbar nicht, Menschen außerhalb der "linken Kernbelegschaft" oder gar die lokale Bevölkerung miteinzubeziehen. Zudem waren die größeren linken Organisationen (Die Linke, Blockupy, IL, ect.) nur am Rande oder gar nicht sichtbar.
  5. Das Wetter war für die Demo in Ordnung; der Marsch vom Camp zum Bahnhof und das Warten auf den Demobeginn um 14 Uhr in der prallen Mittagssonne waren zwar unangenehm, später wurde die Hitze jedoch durch Wolken und Wind immer wieder für kurze Zeit abgeschwächt, ab 17 Uhr zogen Wolken auf, und erst bei der Rückkehr zum Ausgangspunkt um 19 Uhr am Bahnhof ergoss sich ein Platzregen auf die Teilnehmenden. Wegen Hochwassergefahr wurde das Camp evakuiert, ein Murenabgang zwischen Innsbruck und Scharnitz sorgte für ungewollt lange Rückfahrtswege.
  6. Die Demoroute war, sagen wir es mal so, eher unkonventionell (siehe oben): Sie verlief auf einer von mehreren Zufahrtsstraßen von GAP Richtung Mittenwald (und damit Schloss Elmau) und sah eine 360-Grad-Wende vor. Auf die Schleife beim Rückweg wurde aufgrund des langen Festsitzens am Wendepunkt verzichtet. Der "Antikapitalistische Block" mit Lautsprecherwagen bildete den Kopf des Zuges. Am äußersten Punkt im Osten war eine Zwischenkundgebung vorgesehen. Faktisch bedeutete dies ein unangenehm langes Festsitzen in einer hässlichen Vorortstraße von GAP, umrahmt von drei Ketten Polizeispalier, einem Lauti, der für viele außer Hörweite war und nur unzureichend Informationen weitergab.
  7. Ja, die Demo war weitgehend friedlich. Es gab am Kopf der Demo sowie auf der rechten Seite mehrfach Rangeleien mit der Polizei, die Pfefferspray einsetzte. Gröbere Verletzungen scheint es nicht gegeben zu haben. Die Aussage, dass die Eskalation von der Polizei ausging, muss relativiert werden: Wie über Lautsprecher kommuniziert wurde, gab es den Plan, die Polizeiabsperrung zu durchbrechen und auf die Kreuzung vorzudringen, um diese zu besetzen und damit einen Zufahrtsweg zu blockieren. Dieses Blockadekonzept wurde erst nach seinem offensichtlichen Scheitern dem Rest des Demozuges mitgeteilt. Seine Sinnhaftigkeit muss angesichts der Umstände stark in Zweifel gezogen werden.
  8. Inhaltlich hatte die Demo wenig zu bieten; die Demosprüche waren (im ersten Block) linke "Klassiker" und damit recht beliebig, Bezüge zu aktuellen Konflikten (Stichwort Griechenland) waren weitgehend abwesend, nur migrantische Kämpfe und Refugees wurden verbal thematisiert. Auch beim Rest des Demozuges wurden Inhalte eher rar kommuniziert, Themen waren dort die Rüstungs- sowie Politik der G7 insgesamt und ein bisschen TTIP. Am Vortag war ein Papp-Panzer symbolisch verbrannt worden - das war's aber auch.
  9. Die Bevölkerung vor Ort konnte nicht einbezogen werden - obwohl die Stimmung "gekippt" sei, wie wir aus Gesprächen mit dort Wohnhaften erfuhren. Die enormen Kosten (130-360 Millionen Euro), das massive Polizeiaufgebot und die permanenten Kontrollen sorgen in der Region für starken Unmut. "Die Polizei spricht von Präsenz zeigen. Wenn man sich das anschaut, dann muss man sagen, das ist Einschüchterung.", erklärte ein Taxler, der uns - ebenso wie die anderen Nicht-Uniformierten, mit denen wir zu tun hatten - sehr wohlwollend begegnete.
  10. Das Fazit muss aufgrund der schwachen Beteiligung, der fehlende Einbettung in lokale und aktuelle Konflikte, einem diffusen Demokonzept und wenig inhaltlicher Schwerpunkte trotz der relativ guten Stimmung und dem soliden Ablauf eher negativ ausfallen; es manifestierte sich viel, was in der Linken derzeit kritisch zu betrachten ist. Aber ja, die Gegend war schön.

martedì 19 maggio 2015

I fascisti nel consiglio comunale di Bolzano | commento

(pdf) Le elezioni comunali di Bolzano confermano la direzione in cui soffiava il vento negli ultimi tempi. La campagna a base di paranoia e sensazionalismo preparata dall'Alto Adige e da altri pseudo-giornalisti che da mesi dipingono Bolzano come un sobborgo di Città del Messico ha sortito qualche effetto.
La Lega Nord ha fatto un risultato per Bolzano senza precedenti: 5 consiglieri eletti. Raccolgono i risultati di una campagna trainata dall'arrivo di Salvini in piazza Matteotti, dove abbiamo potuto vedere come l'alleanza nazionale fra fascisti di CasaPound e leghisti sia un dato politico confermato anche a Bolzano.
Il dandy- nerd leghista Carlo Vettori, sconosciuto alla politica ed in città fino all'altro ieri ha incassato l'11% dei voti. La paura è un ottimo modo per un guadagno politico in termini elettorali, e i leghisti sono stati i più abili a specularci sopra.
Un altro movimento politico che ha costruito la sua campagna elettorale interamente sulla paura è quello dei fascisti di CasaPound. Come detto prima, la realtà si può inventare, e non c'è nulla di più semplice che spaventare le persone. Poche cose come la paura sono un capitale politico per fruttare guadagno e voti. In questo modo a Bolzano hanno preso il 2,4% riuscendo ad eleggere un consigliere comunale.

domenica 10 maggio 2015

SALVINI e i FASCISTI di CasaPound a Bolzano - Commento

Martedì 5 maggio alle 18 il leader della Lega Nord Matteo Salvini viene a Bolzano per tenere un comizio elettorale a sostegno del candidato sindaco leghista Carlo Vettori. Il comizio si tiene in piazza Matteotti, il cuore dei quartieri popolari di Bolzano.
Bolzano e l'Alto Adige sono luoghi in cui la Lega Nord non è mai riuscita a radicarsi. Non è mai riuscita per la particolare situazione storico-politica della provincia e perchè qui un'ampia autonomia esiste già dal 1972, quando è stato approvato il secondo pacchetto di autonomia. Quindi l'unico argomento cui la Lega può affidarsi per macinare consenso rimane la lotta contro l'immigrazione, contro i Rom e contro i centri di accoglienza per i profughi.
Da svariati mesi infatti la linea del Brennero è un luogo di passaggio per migliaia di profughi provenienti dal corno d'Africa, dalla Siria e da altri luoghi devastati da guerre e miseria. L'Alto Adige è appunto un luogo di passaggio, visto che quasi tutti questi profughi sono diretti verso il nord Europa. Pattuglie di poliziotti austriaci, tedeschi e italiani controllano i treni diretti a Monaco in cerca di immigrati “irregolari” o profughi e li buttano giù dal treno. Quando fu discussa l'idea di creare al Brennero uno spazio di accoglienza per i profughi tutta la destra razzista e fascista ha fatto manifestazioni al confine austriaco per opporsi a questa eventualità. In questo video del 14 novembre 2014 si può già vedere come anche qui la saldatura politica fra la Lega guidata da Maurizio Fugatti e la destra fascista di CasaPound sia una realtà anche qui in Provincia già da qualche tempo.


Piazza Matteotti era piena per svariati motivi. La gente era lì per il fenomeno mediatico Matteo Salvini, che da mesi appare quotidianamente in tutti i talk show politici televisivi, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Molti erano i curiosi, sicuramente la maggioranza erano sostenitori. Ripete come un automa i soliti ritornelli. Discorsi semplici, elementari, non verificabili, spesso palesemente falsi che lisciano il pelo agli istinti più bassi delle persone. La sua retorica tutta incentrata sulla paura del diverso, dello straniero, del clandestino, delle presunte malattie che gli immigrati portano aizza gli istinti più beceri, la gente applaude.
Nel suo comizio ha esordito dicendo che Bolzano gli sembrava Beirut, dimostrando di non avere la più pallida idea di che tipo di città sia la capitale libanese.

LA FACCIA COME IL CULO

La storia era un palinsesto che poteva essere raschiato e riscritto tutte le volte che si voleva.” Orwell 1984

Salvini è il leader politico di un partito che è stato quasi sempre al potere negli ultimi 20 anni. Un partito politico, la Lega Nord che ha portato l'Italia in una situazione di guerra permanente, approvando le invasioni dell'Afghanistan nel 2001, dell'Iraq nel 2003 e appoggiando il bombardamento della Libia nel 2011.
Guerre che hanno destabilizzato pesantemente un intera area geografica, creando le condizioni ideali per l'esodo di popolazioni a cui oggi stiamo assistendo sull'isola di Lampedusa e vicino a casa nostra, qui a Bolzano e al Brennero.
Salvini parla come se non avesse nessuna responsabilità. Come se il suo partito non avesse svolto alcun ruolo nella situazione che ad oggi si è venuta a creare. Nel cittadino medio la memoria storica è ridotta a quello che si è mangiato a pranzo, figurarsi ricordare chi ha votato le guerre o chi ha approvato leggi come la Bossi-Fini. I discorsi sull'immigrazione, sui profughi e sugli zingari accendono gli animi come pochi altri e lasciano ampio spazio all'irrazionalità, all'impulsività, ai pregiudizi.
E' difficile contrastare un discorso irrazionale con argomentazioni razionali, è difficile contrastare la paura con la ragione. E Salvini, insieme ai suoi tirapiedi fascisti lo sa bene.
Salvini si pone come “uomo nuovo”, anche se fa parte di un partito che ha avuto numerosi casi di corruzione e ruberie varie. La sua ascesa è stata possibile soltanto grazie all'incredibile visibilità mediatica che gli è stata riservata dai media e alla loro compiacenza ed assenza di critica. Ma sbaglieremmo nel pensare che quello che dice non viene condiviso da ampi strati popolari della società. Da questo punto dobbiamo partire per combatterlo.

GIORNALISTI E GIORNALAI

I giornali e i giornalai che scrivono su quotidiani locali come l'Alto Adige non aiutano di certo e da mesi portano avanti una campagna sensazionalistica su degrado, immigrazione e criminalità dipingendo Bolzano come uno dei peggiori barrios di Caracas, o come una città piena di bidonvilles tipo Calcutta. La paura si può creare ad arte intorno al tavolo di una redazione, bastano un paio di giornalisti disonesti e con voglia di fare carriera e la realtà all'occorrenza si può inventare, diffondendo paranoia e sensazione d'insicurezza.
Non solo giornali ufficiali come l'Alto Adige (gruppo Repubblica-espresso) ma anche schifezze online di finti giornalisti come “Il giorno dell'Alto Adige” http://ilgiornoaltoadige.it/ sono funzionali a dare una sembianza di serietà alle menzogne razziste propagandate dalla politica.
Inutile dire che per i giornalisti locali la memoria a lungo termine non funziona, e nemmeno quella a breve. Per cui inutile sperare in loro per un analisi più approfondita di quello che succede in città.

I FATTI di Piazza Matteotti

Durante il comizio del razzista Salvini un gruppo di circa 30 persone molto variegato si avvicina alla piazza per contestare il ciarlatano di turno. Una contestazione ironica verso chi fa propaganda politica sulla morte e sulla pelle degli ultimi del pianeta. Una contestazione tranquilla verso chi fa parte di un partito che ha portato l'Italia in guerra e in chi è complice dell'istituzione dei CIE e di leggi infami come la Bossi-Fini o la Fini-Giovanardi. Una contestazione contro chi è da sempre forte con i deboli e zerbino con i prepotenti.
Insomma, 30 persone si avvicinano alla piazza con cartelli, fischietti e slogan. Vengono notati da alcuni fascisti di CasaPound che erano in piazza. Alcuni militanti di CasaPound, candidati al consiglio comunale di Bolzano, tentano di aggredire fisicamente i contestatori.
Ecco qui i video in cui si possono vedere in azione.

Video girato dal giornale Alto Adige:

Questo è un video girato dal quotidiano locale Tageszeitung che ha intitolato il video in modo appropriato:”i picchiatori di Salvini”.
http://www.tageszeitung.it/2015/05/05/salvinis-schlaeger/

Lega e Casapound BZ con Spagnoli e "saluto romano"

venerdì 17 aprile 2015

Ora e sempre: Widerstand!

Veranstaltungen rund um den 25. April (Tag der Befreiung vom Faschismus in Italien) in Meran und Bozen und Bruneck.


17 aprile 2015: "Il confine del odio: Alto Adige/Südtirol"
con Matteo de Checchi, sede CGIL (Facebook)

20. April 2015: "Resistenza in Südtirol"
mit Leopold Steurer und Giorgio Mezzalira, Uni Bz (Facebook)

*****ITA: La data del 25 aprile segna, convenzionalmente, la fine del fascismo in Italia. Ma possiamo davvero parlare di "fine"? L'assalto al centro sociale Dordoni, con il ferimento di Emilio, a Cremona, lo stillicidio di aggressioni e accoltellamenti in Trentino, il brutale pestaggio ai danni di tre attivisti di sinistra da parte di militanti di Casa Pound a Bolzano, ci ricordano che, purtroppo, il germe del fascismo è ancora vivo e, come settanta anni fa, è in grado di fare sanguinare. Anche quest'anno saremo presenti sul territorio con le nostre iniziative ed i nostri contenuti, per ricordare ciò che è stato e far sì che non sia mai più. Meran Resiste, Kikero e Collettivo Diverkstatt; Merano, Bolzano e Brunico, tre realtà diverse in una unica cornice, il Sudtirolo. Terra di confine, di commistione tra lingue e culture diverse. Terra in cui gli strascichi della follia nazifascista si sono trascinati più a lungo che altrove, arrivando a contaminare il presente. Ricordare significa lottare! La storia non si dimentica: non ripetiamola!

***** DEU:  Am 25. April wird das Ende des Faschismus in Italien gefeiert. Aber können wir wirklich von einem „Ende“ sprechen? Der Angriff auf das „Centro Sociale Dordoni“ in Cremona, bei dem Emilio verletzt wurde; die andauernden Angriffe und Messerstechereien im Trentino und der brutale Übergriff durch Mitglieder von Casa Pound in Bozen auf drei Aktivisten aus der linken Szene erinnern uns daran, dass faschistische Aktionen und Denkweisen immer noch aktuell sind. Auch dieses Jahr werden wir mit unseren Initiativen Präsenz zeigen, um darauf aufmerksam zu machen, was geschehen ist, und um dazu beizutragen, dass solche Geschehnisse nie wieder sein können. Meran Resiste, Kikero und Collettivo Diverkstatt; Meran, Bozen und Bruneck, drei grundverschiedene Realitäten in einem einzigen Bild: Südtirol. Südtirol, ein Grenzgebiet, in dem verschiedene Sprachen und Kulturen aufeinander treffen. Ein Land, in dem die Folgen des Nazifaschismus auch nach dem Ende des Krieges lange spürbar waren und bis in die heutige Zeit hineinreichen. Erinnern heißt Kämpfen. Kein Vergeben kein Vergessen. 


Demonstration
"Ora e sempre: Widerstand"
am 25. April 2015 in Bozen 
Start: 15 Uhr Universität Bozen
Ende: Talferwiesen
(anschließend Skateniamoci-Konzert!)


Konzert
"Skateniamoci"
am 24.+25. April 2015 in Bozen 

Talferwiesen, Festplatz

venerdì 27 marzo 2015

Alcune riflessioni sull'aggressione fascista a Bolzano | commento

Siamo persone semplici, chiamiamo fascista un fascista e cane un cane.

Ridare un senso alle parole è un primo passo da fare per cambiare le cose, in questi ultimi anni abbiamo assistito ad un vero e proprio stupro premeditato del dizionario della lingua italiana di cui giornalisti e politici in primis si sono resi responsabili.
Le guerre sono diventate “missioni umanitarie”, lo sfruttamento è diventato “flessibilità” e i fascisti sono diventati...”ragazzi di destra”. E' impressionante vedere come delle volte vengano fatte passare delle riforme o delle ingiustizie attraverso il cambio della semantica.
Un processo che porta a fare accettare nell' indifferenza anche le peggiori schifezze.
L'aggressione organizzata dai fascisti di CasaPound contro alcuni ragazzi identificati come antifascisti ha innescato una serie di prese di posizione ed ha prodotto alcuni effetti.
Casa Pound è un organizzazione presente sul territorio nazionale da circa 11 anni. In tutti questi anni i “fascisti del terzo millennio” si sono resi responsabili di innumerevoli aggressioni sul territorio nazionale: a volte mortali (come quella di Casseri a Firenze e Ceniti a Roma in un caso mafioso) altre volte potenzialmente mortali (a Cremona, a Viterbo, a Trento solo per citare le più recenti).
Insomma, non è una novità che questi nostalgici del Duce pratichino lo squadrismo: attraverso le botte, le minacce, le intimidazioni dirette o via internet. E qui arriviamo al punto: subito dopo l'aggressione i due responsabili più in vista di CasaPound Bolzano hanno indirettamente rivendicato e giustificato il pestaggio avvenuto nei pressi di Corso Libertà. Ecco cosa scrive il responsabile regionale di CasaPound il 21 marzo.

tutto l'articolo (pdf)

domenica 22 marzo 2015

Gewalttätige Übergriffe durch CasaPound-Anhänger


Am Mittwoch, 17. März 2015, ist es in Bozen zu zwei gewalttätigen Übergriffen durch CasaPound-Anhänger gekommen; eine Gruppe von sechs bis acht Personen griff zunächst drei junge Männer aus dem linken Spektrum an, bevor sie einen Obdachlosen mit Faustschlägen traktierte.
PD, SVP und der Quästor verurteilten die Angriffe scharf; der rechte Bürgermeisterkandidat für Bozen, Giovanni Benussi, dem CP die Unterstützung zugesagt hatte, distanzierte sich von der Bewegung.

Die Vorfälle in der Presse:

lunedì 16 marzo 2015

Benussi - Moderati, Bravi cristiani e “ragazzi di destra”


Sulla candidatura di Giovanni Benussi appoggiata da CasaPound

"Giovanni Benussi, figlio del missino Ruggero Benussi. Sindaco di maggio nel 2005 a Bolzano. Un bravo cattolico, che va sempre a messa, fa il volontario alla san Vincenzo. Alle elezioni comunali 2015 si candida, appoggiato dai fascisti di CasaPound, per diventare sindaco di Bolzano. 

Il 3 febbraio 2011 a proposito del bassorilievo del Duce a cavallo dice: i tedeschi "dovrebbero ringraziare Mussolini e deporre fiori davanti alla statua" .
Stiamo parlando di un uomo di cultura insomma, di quelli che:devi ringraziare Mussolini se hai il Tfr, la pensione e se i treni arrivavano in orario nelle nostre belle italiche stazioni”.

Ed ecco che l'esule istriano Benussi con una semplice frase svela tutta l'ipocrisia con cui di solito si presenta: “bravo cristiano, moderato, e bla bla bla”.

CasaPound si distingue per l'opportunismo e la spregiudicatezza con cui fa politica. A livello nazionale si sta saldando un'alleanza “fascioleghista” comandata da Salvini, un'alleanza con coloro che fino a ieri avevano un sogno nel cuore: “bruciare il tricolore”. Nazionalisti e fascisti che si alleano con un partito con al suo interno molti secessionisti che quella stessa nazione vorrebbero smembrare. Una santa alleanza per lottare contro l'immigrazione e contro gli “zzingheri” che secondo CasaPound sono responsabili dello stato di degrado in cui si trova l'Italia, privilegiati rispetto agli italiani che lavorano, roba che solo nei migliori talk show televisivi di Paolo del Debbio puoi trovare. Peccato poi che il figlio di Bossi per una tanto agognata laurea sia dovuto andare in Albania, visto che soltanto nella terra delle aquile trovò professori tanto compiacenti da assegnargli una laurea. Un partito quello leghista che in 15 anni al potere insieme a Berlusconi e alla destra ha portato l'Italia in uno stato di guerra permanente e di corruzione diffusa, stato di cui negli ultimi anni stiamo pagando le conseguenze. 
 
Ma i fascisti di CasaPound sono grandi ipocriti, e se da un lato parlano di rivoluzione, giovinezza al potere e altre idiozie simili, dall'altro non si fanno problemi a candidarsi con vecchi arnesi della politica: Francia o Spagna purchè basta che se magna dice un vecchio adagio popolare. Forse Benussi pensa di essere ancora un “nuovo” della politica (chiamate un dottore!), anche se a Bolzano si candida di continuo da 10 anni a questa parte. Un candidato per loro ideale: figlio di un vecchio fascista esule istriano, un mix che ben rappresenta la loro necessità di rappresentarsi ai media come vittime degli eventi storici, e portatore di quella voglia di rivalsa di chi è sempre rimasto escluso dal potere (a livello provinciale certo, in Italia i ministri fascisti li abbiamo già avuti vedi La Russa o Gasparri).

Da una parte alle elezioni appoggiano candidati che si presentano come “moderati” e democratici affidabili, dall'altra non si fanno problemi a compiere continui atti di squadrismo. A Trento da quando è stata aperta la sede di CasaPound sono state decine le aggressioni, l'ultima solo pochi giorni fa. Nel resto d'Italia Casa Pound ha compiuto omicidi (Vedi Casseri a Firenze nel 2011 o Ceniti a Roma nel 2014) e altre gravi aggressioni come quella del 18 gennaio 2015 contro un militante del Centro Sociale Dordoni, ridotto in fin di vita, e quella del 17 novembre 2014 contro i tifosi della squadra di calcio Ardita, quando una squadraccia di fascisti ha aggredito i tifosi con spranghe di ferro. Per quest'ultima aggressione fra gli arrestati ci fu anche il candidato sindaco di CasaPound Viterbo. 
 
Lo stesso responsabile di Casa Pound Bolzano era presente quando nel 2003 a Bolzano un gruppo di naziskin bolzanini uccise a calci e pugni Fabio Tomaselli, un ragazzo di 26 anni di Pergine.
A Bolzano i responsabili locali sono stati invitati in talk show televisivi come quello su Vb33, sono regolarmente presenti su giornali e telegiornali senza che i media locali vadano mai a fondo della questione: sono “ragazzi di destra” o militanti “di estrema destra”, non si parla mai di fascisti, cosa che dicono loro stessi di essere, rivendicandosi saluti romani e una storia fatta di oppressione, disprezzo delle minoranze, Lager e guerre di invasione.

Il “moderato” Giovanni Benussi si candida appoggiato dai fascisti, sappiatelo, perchè con grande probabilità nessun giornalista né della carta stampata nè della televisione userà queste parole.

La storia è importante e la storia non si fa con i libri di Giampaolo Pansa, e nemmeno con gli spettacolini di Simone Cristicchi. Conoscere la storia è fondamentale per capire il presente e per cambiare il futuro. Liberiamoci di questo pattume, liberiamoci di questi rottami della storia."

un compagno

lunedì 23 febbraio 2015

I fascisti a Bolzano

 “Se non state attenti i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono” Malcolm X

I fascisti di Casa Pound per domenica 22 febbraio hanno organizzato un presidio in piazza Municipio a Bolzano contro la “cattiva amministrazione” e contro i Rom. Non interessa certo a noi entrare nel merito della questione sull'amministrazione ma un ragionamento sulla questione dei Rom è necessario. Ciclicamente stranieri e nomadi vengono utilizzati come carne da macello nelle campagne elettorali dei gruppi della destra più becera e reazionaria. Si parla di “invasione”, i diritti degli autoctoni sembra che vengano messi a rischio da questa massa di poveri in fuga che fa pressione sulle nostre frontiere. I profughi che scappano dalla guerra in Siria e dagli altri conflitti diventano dei “pericoli”, addirittura vengono dipinti da questi brillanti teorici dell'idiozia come dei “privilegiati” cui tutto è garantito: cibo, acqua e -inaccettabile! - anche sigarette e soldi per telefonare.

Per alcune settimane al confine del Brennero, abbiamo assistito alla sfilata di tutti i razzisti italioti, dalla Lega a Casa Pound appunto; per impedire la creazione di un centro di accoglienza per i profughi. Trasformare le vittime in carnefici, i poveri in privilegiati è un vecchio giochetto utile per distogliere l'attenzione dal vero problema. Il buon vecchio capro espiatorio che a seconda dei casi e delle epoche storiche può essere il dissidente politico, l'ebreo, lo zingaro oppure l'omosessuale. Non bisogna essere dei commercialisti per capire che la condizione economico-sociale in cui si trova l'Italia oggi non può essere determinata da qualche poveraccio che vive in baracche bensì da chi spreca miliardi di euro in opere inutili come il Tav o in missioni militari neocoloniali come quelle in Afghanistan e (in passato) Iraq. Solo uno stupido o qualcuno in malafede può pensare che il taglio sistematico a servizi, sanità e scuole possa essere dovuto all'accoglienza dei profughi. Quando un movimento politico lancia crociate contro gli zingari spacciandole per lotta contro il degrado o per la “legalità” si inizia a sentire una puzza nauseabondo di carogna.

Dette queste banalità di base ricordiamo che numerose sono le aggressioni gravi di cui CasaPound in Italia è responsabile, citiamo le più gravi: 13 dicembre 2011 a Firenze due senegalesi vengono uccisi, 17 novembre 2014 una squadraccia aggredisce con spranghe di ferro i tifosi dell'Ardita (fra gli arrestati il candidato sindaco di CasaPound Viterbo), il 18 gennaio 2015 un militante del Cso Dordoni è ridotto in fin di vita nel corso di un aggressione . Da novembre 2013 anche a Trento esiste una sede di questi fascisti e nel corso di quest'anno sono decine le aggressioni che hanno compiuto con coltelli, spranghe e pestaggi. Il 9 febbraio, sempre a Trento 3 auto guidate da membri di Casa Pound hanno tentato di fare uscire di strada un militante antifascista trentino.
Sembra che a Bolzano si candideranno alle elezioni comunali, se secondo loro non ci sarà una buona offerta da altri partiti di destra. Indicativo della loro spregiudicatezza e del loro opportunismo: aggressioni, pestaggi, campagne elettorali, presenza in talk show televisivi locali, ogni mezzo è buono per avere un risultato.

NESSUNO SPAZIO ALLA GUERRA FRA POVERI
I NEMICI SONO I PADRONI E NON GLI ZINGARI

I compagni di Bolzano

martedì 17 febbraio 2015

Casapound? Meran wehrt sich


Die rechtsextreme Gruppierung Casapound versucht in letzter Zeit immer wieder ihre faschistische Meinungsmache nach Meran zu bringen. Schon in vergangener Zeit kam es immer wieder zu nächtlichen Plakatierungen, und am Schulzentrum in der Karl Wolf Straße und in den Meraner Lauben wurden massenweise Sticker verklebt. Da es im Raum Meran nur sehr wenige Unterstützer von CP gibt, kommen immer wieder Mitglieder von Bozen nach Meran. 
Laut Berichten soll vor einigen Wochen eine Gruppe von sieben-acht Neofaschisten versucht haben vermeintliche Linke vor einer Bar zu verprügeln. Mit Sandhandschuhen ausgestattet, sollen sie einige junge Männer bedroht haben, und sie aufgefordert haben nach draußen zu gehen um sie zu verprügeln. Ein Augenzeuge bestätigt zudem, dass bei den Angreifern mindestens eine Person dabei war die in Bozen auf der Liste von Casapound für den Gemeinderat kandidiert.
 

Ein CP-Mitglied auf Facebook
Vergangene Woche ist es in Meran wieder zu Einschüchterungsversuchen gekommen. Eine Gruppe Rechtsextremer hat in ganz Meran Plakate von Casapound und deren Studierendenorganisation Blocco Studentesco mit Kleister an Wänden und Tafeln befestigt. Dabei wurde am Schulzentrum auch ein Graffiti der Fans des Fußballclubs Bubi Merano (Brigata Giallorossa) überklebt. Diese sind für ihre antifaschistische Haltung bekannt. Alle Plakate von Casapound in Meran wurden rechtswidrig in einer Nacht-und Nebel-Aktion angebracht. CP kandidiert in Bozen für die Gemeinderatswahlen, trotzdem scheuen sie keine Mittel um politische Gegner einzuschüchtern.
 

Auf frischer Tat ertappt hat die Faschos in Meran ein Mann, der gerade auf dem Parkplatz in seinem Auto saß. Er dachte dass es sich bei den vermummten Personen um Einbrecher handelt und hat sie kurzerhand mit seinem Smartphone aufgenommen. Das Video wurde uns einige Tage später zugesendet. Hier das Video
 

Die Fans von Bubi Merano unterstrichen beim letzten Spiel am Samstag ihre antifaschistische Haltung mit dem Banner „Merano rimane antifascista“.

Die Antwort der BGR

Auch die Antwort einiger Meraner AntifaschistInnen ließ nicht lange auf sich warten: Sie überklebten die rechtsextreme Propaganda mit eigenen Plakaten. Die Botschaft der Meraner scheint eindeutig zu sein: Faschistische Umtriebe will man hier nicht haben!


Negli ultimi tempi il gruppo neofascista Casapound sta nuovamente cercando di propagarsi anche a Merano. Già in passato abbiamo assistito ad attacchinaggi notturni e alla comparsa di miriadi di adesivi sotto i Portici e nel complesso scolastico di via Karl Wolf. Considerata la scarsa presenza numerica di CP nel meranese, è facile immaginare che queste "operazioni" siano opera di militanti bolzanini in trasferta. 
 Qualche settimana fa, un gruppo composto da 7-8 neofascisti ha cercato di attaccare briga fuori da un bar: equipaggiati con guanti rinforzati hanno provocato alcuni giovani avventori, cercando di spingerli ad uscire dal locale per passare dalle parole alle vie di fatto. Un testimone oculare dell'accaduto ha affermato di aver riconosciuto un individuo candidato nella lista di Casapound alle elezioni comunali.

La scorsa settimana lo stesso gruppetto si è rifatto vivo. L'intera città si è risvegliata dopo essere stata oggetto di un selvaggio attacchinaggio notturno con manifesti di Casapound e della sua organizzazione studentesca, il Blocco Studentesco. Nei pressi del centro scolastico, i neofascisti si sono premuniti di coprire soprattutto i graffiti della Brigata Giallorossa, la tifoseria della squadra locale di calcio a 5 Bubi Merano. Una tisoferia nota per la propria militanza antifascista. Tutti i manifesti, ricordiamo, sono stati affissi illegalmente: Casapound da un lato tenta la via democratica, candidandosi alle comunali, mentre dall'altro non si fa scrupoli a usare l'intimidazione contro i propri avversari.
 

Durante questa spedizione, i fascisti sono stati notati da un uomo che, seduto nella sua macchina parcheggiata, li ha scambiati per dei malintenzionati e, senza tante cerimonie, li ha ripresi con il proprio smartphone. Il video ci è stato recapitato un paio di giorni più tardi. Ecco il video


 

Da parte loro i fan del Bubi hanno rimarcato la loro posizione espondendo lo striscione "Merano rimane antifascista" nel corso della partita di sabato scorso.
 

Antifaschistische Plakataktion

Fuck you Casapound

Anche la risposta degli antifascisti e delle antifasciste meranesi non si è fatta attendere: i manifesti dei fascisti sono stati prontamente ricoperti con altri di segno opposto. Il messaggio proveniente da Merano è lampante: nessuno spazio ai fascisti!

Klare Botschaft: Chiudere Casapound

giovedì 12 febbraio 2015

Kultur statt Rasse - die Identitären

Neue Gruppe am rechten Rand in Südtirol geplant. Laut Informationen soll es am Freitag den 13.02 den ersten "Stammtisch" der Identitären Bewegung Südtirol geben.
Das Treffen soll in St. Ulrich um 20:00 in der Pizzeria Saskia stattfinden. Auf telefonischer Nachfrage der Antifa Meran gab man sich im Lokal ahnungslos: von einer politisch rechten Gruppe hätte "niemand etwas gewusst. Vielmehr wurde der Tisch  "nur von einem Kollegen reserviert"



Entstehung

Zunächst die gute Nachricht: Die Identitären sind - sowohl in Frankreich, als auch in Deutschland und Österreich - ein Randphänomen. Auch in den anderen europäischen Ländern, wo sich Ableger gebildet haben, sind es Kleingruppen mit einem Mobilisierungspotential von unter hundert Personen.
Ursprung dieser neurechten Jugendbewegung ist Frankreich, wo sich nach der Besetzung einer Moschee im Jahr 2012 die Gruppe "Génération Identitaire (GI)" gebildet hat, auch in Deutschland und Österreich bildeten sich in dieser Zeit Facebook-Gruppen, die später zu Aktionsgruppen wurden.
Erkennungszeichen ist der griechische Buchstabe Lamda, der aus der Comicverfilmung "300" über die Schlacht bei den Termophylen entlehnt wurde.

Ideologie
Die Identitären sind als Teil der "Neuen Rechten" einzuordnen, d.h. sie besetzen den Platz zwischen Neofaschismus und Konservativismus. Sie vertreten ethnopluralistische Ideen, einer auf den ersten Blick moderaten Version des ethnisch-biologistischen Nationalismus, und wenden sich gegen Multikulturalismus und Islamisierung. Dabei beziehen sie sich auf den Vordenker Alain De Benoist: "De Benoist und die Vertreter der »Neuen Rechten« verfolgen das Ziel, rechte Ideologien in neue Begriffe zu fassen, um innerhalb öffentlicher Debatten die Diskurshoheit zu erlangen. Im Rahmen dieser Bestrebungen wird zum Beispiel der Begriff der Rasse durch den der Kultur ersetzt und die Ideologie des Ethnopluralismus propagiert. Die Selbstbezeichnung als »Identitäre« ist als eine neurechte Strategie zu verstehen, die versucht, den sehr breit gefassten Begriff der Identität mit extrem rechten Vorstellungen aufzuladen." (JW)

Einschätzung
Die Ideologie der Identitären ist strikt abzulehnen: Dass sie auf die gesellschaftliche Abgrenzung vom Faschismus gelernt haben und andere Begriffe verwenden, ändert nichts an ihrer nationalistischen und rassistischen Einstellung; wer in einer Migrationsgesellschaft die nationale Homogenität fordert, ist um nichts besser als seine chauvinistischen Vorgänger; ihr Islambild ist ethnisierend und greift rassistische Stereotype auf. Aus diesem Grund sind diese Gruppen eindeutig abzulehnen.
Die Gefahr, die von diesen Gruppierungen ausgeht, ist politisch gesehen freilich gering; die Gruppen in Frankreich, Deutschland und Österreich fristen ein Nischendasein - sowohl gesamtgesellschaftlich, als auch innerhalb des rechten Lagers. Jedoch bestehen überall gute Verbindungen ins neofaschistische Lager: "In Österreich bestehen die Identitären zu einem guten Teil aus Burschenschaftern bzw. aus Menschen, die aus handfesten Neonazi-Strukturen kommen.", erklärt die Politikwissenschaftlerin Natascha Strobl, die ein Buch über die Bewegung mitverfasst hat. Auch in Deutschland wurden mehrere Gruppen von Neonazis unterwandert. In Südtirol ist ähnliches zu beobachten. Zudem darf ihre Rekrutierungsfunktion für das neofaschistische Lager nicht unterschätzt werden.

Verweise
Antifaschistisches Infoblatt, fm4

martedì 10 febbraio 2015

E le foibe?


ONOREVOLI COLLEGHI ! —
Ci sono pagine, nella storia dei popoli e degli uomini, che
grondano di dolore e di ingiustizia.

Comincia così la proposta di legge presentata nel 2003, che porterà nel 2004 all'istituzione del Giorno del Ricordo.
Tra i firmatari spunta un nome: Mussolini. E' la nipote, ma rimane un colpo pesante

Che porta a ricordare. Un popolo senza memoria, ha scritto Sepulveda, è un popolo senza futuro.
Mi viene quindi in mente una frase, riportata dal documentario Fascist Legacy di History Channel, del nonno di Alessandra Mussolini, che così si rivolgeva ai soldati della Seconda Armata in Dalmazia, nel 1943:

“So che a casa vostra siete dei buoni padri di famiglia,
ma qui voi non sarete mai abbastanza ladri, assassini e stupratori”

E sempre ricordando quanto detto in tale documentario, l'Italia a differenza della Germania non è mai riuscita a de-fascistizzarsi, a fare i conti con la propria storia per riuscire ad andare oltre.

In Italia la memoria è funzionale: all'italiano piace ricordare solo certe cose, quindi non ci stupisce che sia un Governo Berlusconi, quello del Kapò a Schultz e del "Mussolini che ha fatto solo cose buone", a sdoganare anche la propaganda sulle foibe.

Le foibe ci sono state: questo è storicamente appurato e nessuna persona in buona fede può "infoibarle", dimenticarle. Ma non si può neppure ingigantirle a scopo puramente propagandistico, come è accaduto con l'istituzione del Giorno del Ricordo, che viene oggi strumentalizzato (dagli che stessi che l'hanno voluto) con mirabolanti cifre e falsi storici. Perché una memoria funzionale permette di distorcere la storia, con la sicurezza che l'ignoranza delle persone porti ad accettare tutto. Per ritornare alle vecchie glorie irridentiste, a quel confine orientale che il nazionalismo italiano non può abbandonare. Per equiparare le vittime del nazifascismo, ricordate con la Giornata della Memoria, con le vittime italiane ricordate con il Giorno del Ricordo.

Ma per capire meglio le foibe vi rimando ad un articolo migliore del mio di Lorenzo Filipaz su WuMing, che con le sue FAQ spiega tutto quanto c'è da sapere.

Non siamo senza Memoria: noi ricordiamo i crimini fascisti, di oggi e di ieri, costellati di rappresaglie e soprusi. Noi ricordiamo bene, per non cadere nella trappola di una storia relativista, serva della propaganda come chi la utilizza è servo del padrone. Noi ricordiamo ben come le vittime di cui dovremmo ricordarci sono anch'esse vittime del fascismo: di quella follia che ha pervaso l'Italia, creando quel conflitto etnico in nome delle "razze superiori" che sarà alla base delle foibe.

L.

giovedì 5 febbraio 2015

Die Schützen auf dem Tannenberg

Die Schützenkompanie Ehrenburg wurde 2003 "von jungen Patrioten" gegründet, seit mehreren Jahren veranstaltet sie in Kiens den sogenannten "Tiroler Ball" - so weit, so gut.
Der Teufel steckt im Detail - besser gesagt, in der Schrift. Sowohl beim offiziellen Logo der Kompanie, als auch bei den Veranstaltungsplakaten von diesem und letztem Jahr wird die Schriftart "Tannenberg" verwendet. Die Plakate für den diesjährigen Ball hängen derzeit im Raum Kiens an Straßen und Wänden.

Das Problem dabei: "Tannenberg" ist eine Schriftart, die nach der Machtübernahme der Nazis in den Jahren 1933 bis 1935 entwickelt wurde und als "deutsche Schrift" galt, während andere Schriftarten als "Judenlettern" gebrandmarkt und verdrängt wurden. Benannt ist sie nach der Schlacht bei Tannenberg, einem heroisierten Sieg der Deutschen im 1. Weltkrieg. Nach 1945 fand die Schrift aufgrund ihres Entstehungskontextes so gut wie keine Verwendung mehr.
Nazi-Plakat mit "Tannenberg" und anderen Frakturschriften

Uns ist klar, dass diese Schriftart heute überall im Internet verfügbar ist. Aber man muss auch sagen, dass es sehr viele Frakturschriften gibt, die unbelastet sind und die vielfach verwendet werden. Dass eine Schützenkompanie, in der zudem der medial versierte SSB-Referent für Medien- und Öffentlichkeitsarbeit Efrem Oberlechner aktiv ist, gerade auf eine  Schriftart zurückgreift, die ihre Ursprünge im Nationalsozialismus hat (zudem noch kombiniert mit den Farben rot-weiß-schwarz), muss als grob fahrlässiger Fehltritt gewertet werden.
Gerade die belastende Rolle der Schützen im Nationalsozialismus sollte hier Sensibilität zum obersten Gebot machen.

Danke an A. für den Hinweis!

lunedì 2 febbraio 2015

Demanega im braunen Sumpf


Von den Freiheitlichen wurde die sh.asus wien in den letzten Tagen immer wieder angefeindet. "Linker Aktivismus" und "Aufrufe zur Anti-WKR-Ball Demo" werden der Studentenvereinigung vorgeworfen. Besonders letzteres geht den Freiheitlichen, unter anderem Michael Demanega, gegen den Strich.
Der WKR-Ball ist übrigens eine Veranstaltung, die von deutschnationalen bis rechtsextrem eingestuften Burschenschaftlern besucht wird. Im Wien Akademikerball sind offen rechtsextreme Männerbünde wie die Olympia, die Teutonia, sowie die Cimbria organisiert – um nur einige zu nennen. Der Ball gilt als Highlight in der rechtsrechten bis rechtsextremen Szene und demonstriert, wie gut die Korporationen und Burschenschaften als Bindeglied der bürgerlichen Rechten und den Rechtsextremen fungieren. Aus allen Teilen Österreichs (und darüber hinaus) wurden Gäste erwartet.

Vice Video

Deswegen scheint es dem Michael im folgenden Video auch nicht zu stören, mit dem Vorsitzenden der rechtsextremen Teutonia an einem Tisch zu sitzen - dessen Mitglied Michale Demanega auch ist.

In den neunziger Jahren galt die Teutonia als "Hochburg der militant-rechten Wiener Szene". So beschreibt es das Dokumentationsarchiv des österreichischen Widerstandes. Einige der Mitglieder waren damals in Neonazi-Netzwerken aktiv. Auch heute noch reichen die Verbindungen in die rechtsextreme Szene bis hin zur zur rechtspopulistischen Partei FPÖ. "Über die FPÖ können Burschenschafter Themen setzen und völkische Kernanliegen, wie etwa die 'Deutscherhaltung' Südtirols, den 'Kampf gegen Überfremdung' oder die Infragestellung des NS-Verbotsgesetzes im tagespolitischen Diskurs halten", sagt der Wiener Politologe Bernhard Weidinger.

Demanega beim Akademiker-Ball
Laut einem Foto, das im Internet kursiert, war Demanega selbst Teilnehmer beim umstrittenen „WKR-Ball. Der Freiheitliche scheint die Nähe ultrakonservativer und rechtsnationalistischer Gruppen nicht zu scheuen, nein er schliest sich ihnen an.
Wieder einmal zeigt sich, dass der vielbeschworene "Ehrenkodex" der Freiheitlichen das Papier nicht wert ist, auf dem er steht.

Hier dazu ein Kommentar der Brennerbasisdemokratie.

venerdì 30 gennaio 2015

lunedì 26 gennaio 2015

Commento - manifestazione a Cremona

"Sabato migliaia di antifasciste e antifascisti sono giunti a Cremona da tutta Italia per portare la propria solidarietà ai compagni del centro sociale Dordoni, e in particolare ad Emilio che si trova ancora in ospedale in gravi condizioni, partecipando alla manifestazione nazionale indetta in risposta all'aggressione di domenica scorsa da parte di una sessantina tra militanti locali di CasaPound e fascisti provenienti da altre città. In quell'occasione le forze dell'ordine si erano limitate ad identificare gli aggressori per poi lasciare che si allontanassero indisturbati, mentre i compagni presenti venivano caricati. Alcuni di loro sono addirittura indagati.

Quelle Bild: lombardia24news


Per quanto riguarda la cronaca della manifestazione, che comunque si può facilmente reperire nei vari siti di movimento, nel momento in cui il corteo, partecipatissimo e composito, è arrivato nelle vicinanze della sede cittadina di CasaPound, difesa da polizia e carabinieri, e la testa ha cercato di avvicinarsi, prima che si arrivasse al contatto le forze dell'ordine hanno iniziato a sparare una grande quantità di candelotti lacrimogeni contro il corteo, mentre da parte dei compagni nelle prime file ci sono stati lanci di petardi, pietre e bottiglie. L'aria umida e stagnante di Cremona si è rapidamente saturata di gas CS. A questo punto il corteo si è spezzato in diversi tronconi. Fortunatamente la parte posteriore è riuscita a indietreggiare in modo relativamente ordinato. Una parte del corteo, tra cui noi, è tornata al Dordoni (da dove la manifestazione era partita), mentre per almeno un'altra ora sono continuati i tentativi della testa di avvicinarsi alla sede fascista e i lanci di lacrimogeni da parte delle forze dell'ordine. Alla fine tutti i compagni sono riusciti a fare ritorno senza che ci fossero feriti o fermati.

Faccio solo un paio di considerazioni: è più che legittimo discutere sugli obiettivi, sull'organizzazione e sulla gestione del corteo e sugli episodi di danneggiamento che si sono verificati, temi sui quali qui non mi esprimo perché ciò richiederebbe una riflessione lunga e articolata impossibile in un veloce commento a caldo. Va sottolineata però la condotta come sempre indecente di gran parte dei mezzi di informazione, che di fronte ad aggressioni fasciste con persone massacrate minimizzano e parlano genericamente di "scontri" se non addirittura di rissa tra bande, mentre prima, durante e dopo le manifestazioni in risposta a queste aggressioni portano avanti campagne terroristiche e sensazionalistiche, parlando di città ostaggio dei violenti, devastazione e arrivando a rispolverare i fantomatici "black bloc". Nessuno dice invece una parola su istituzioni e forze dell'ordine che proteggono gli aggressori fascisti e non si fanno problemi a sparare centinaia di candelotti di gas tossico (vietato in guerra ma usato per l'ordine pubblico) colpisce in modo del tutto indiscriminato anche i manifestanti pacifici e chi con la manifestazione non c'entra niente. Niente su questo neppure da parte di certa sinistra che parla di "150 violenti che hanno rovinato una manifestazione pacifica" e invoca la repressione, peraltro prontamente annunciata dalle istituzioni."
 
un compagno di bolzano

martedì 20 gennaio 2015

Aggressione fascista a Cremona


Aggressione fascista a Cremona. Sessanta fascisti di CasaPound cremonesi con il supporto di squadristi provenienti da fuori hanno assaltato il Centro Sociale Dordoni e durante gli scontri per difendere lo spazio un compagno è stato colpito a sprangate in testa e attualmente è in coma in gravissime condizioni.

Faschistischer Übergriff in Cremona. Ca. 60 Neofaschisten von Casapound und einigen Unterstützern von anderen Städten, haben das "Centro Sociale" in Cremona angegriffen. Die traurige Bilanz: Ein Mann vom CSA im Koma.

Solidarität! Solidarietà! Keinen Fußbreit den Faschisten! Allerta!
 

Antifa Meran

lunedì 19 gennaio 2015

Brixner hinter Etschlichter-Seite?



Laut einem Schreiben auf Indymedia ist es gelungen, den Autor des Etschlichter-Blogs aufzudecken: Ein junger Brixner, der früher bei der Süd-Tiroler Freiheit war, soll hinter der Naziseite stecken.
"Licht aus", unter diesem Titel findet sich eine Verlautbarung eines gewissen "BAS - Bund der AntifaschistInnen Südtirol", in dem bekannt gegeben wird, die Identität des Betreibers der neonazistischen Etschlichter-Seite zu kennen.
Die Etschlichter-Widerstandsbewegung sei demnach eine "One-Man-Show", die bis jetzt außer großen Worten nicht viel auf die Reihe gebracht hat.
Die VerfasserInnen scheinen den Etschlichter-Betreiber nun zu kennen: "Ein junger Mann aus Brixen, früher mal bei der Süd-Tiroler Freiheit, in Österreich studiert und jetzt Angestellter in Brixen.", heißt es weiter.
Der Text schließt mit den Worten: "Licht aus: Ein Tag hat 24 Stunden." Es ist anzunehmen, dass der Name des Autors veröffentlicht wird, sollte die Seite weiterhin online sein.

sabato 20 dicembre 2014

Wenter-Schule wird umbenannt!

Nach 50 Jahren ist Schluss mit Wenter: Laut Ankündigung der Schuldirektorin wird dieses Thema bei der nächsten Schulratssitzung besprochen werden. Die Schule soll in Zukunft nur mehr "Meran Stadt" heißen oder einen anderen Namen tragen.
Nach dem Aufruf der Antifa Meran und der breiten Berichterstattung in den vergangenen Tagen haben Schulamtsleitung und Schuldirektion den Ball aufgegriffen und reagiert: Eine Umbenennung steht bevor, kann aufgrund des üblichen Prozedere jedoch noch mehrere Monate dauern. Jedenfalls ist Bewegung in die Sache gekommen.
Wie die Schuldirektorin Brigitte Öttl gegenüber Tageszeitung und Alto Adige mitteilte, werde der Schulrat bei seiner nächsten Sitzung über das Thema sprechen und eine alternative Benennung herbeiführen. Mit Beginn des nächsten Schuljahres soll die Umbenennung dann abgeschlossen sein: Entweder soll die Mittelschule einfach "Meran Stadt" heißen, oder aber einen anderen Namen tragen.
Die Namensfindung obliegt dem Schulrat, von verschiedenen Seiten wurden schon Namensvorschläge angebracht: Alexander Langer, Gandhi und Bruno Jori wurden genannt. Wie es auch kommen mag:
Die Antifa Meran begrüßt die angekündigte Umbenennung und bedankt sich bei den Organisationen, die die Kampagne #wegmitwenter unterstützt haben, ebenso wie bei jenen Personen, die durch die wissenschaftliche Aufarbeitung der Nazi-Verstrickungen Wenters die Grundlage dafür geschaffen haben!
Leider gibt es jedoch noch immer viele andere Straßen und Institutionen, welche nach Personen oder Ereignisse benannt sind, die eine ähnlich belastete Vorgeschichte haben. Das Beispiel von Meran gibt jedoch Hoffnung, dass auch diese jetzt verstärkt hinterfragt werden.

giovedì 18 dicembre 2014

Aktion zum Tag der Migration in Meran

In Meran haben Symphatisanten der Antifa Meran mit Flugzettel und Banner Aktionen auf den Internationionalen Tag der Migration hingewiesen.

Schulzentrum Meran

Meran Sandplatz


"Der Baum der Wünsche" - Weihnachtsmarkt

"Der Baum der Wünsche" - Weihnachtsmarkt


Breites Medienecho - Schule und Politik zum Handeln aufgefordert

Update vom 22.12.2014.

Die Medienresonanz auf die Forderung der Antifa Meran zur Umbenennung der Josef-Wenter-Schule war groß. Jetzt sind Schule und Politik am Zug.
Auch Organisationen wie der BGR-Fanclub und die Brennerbasisdemokratie unterstützen die Forderung. Eine Presseschau.

lunedì 15 dicembre 2014

50 Jahre Wenter sind genug!


Seit Herbst 1964 ist die Mittelschule im Meraner Schulzentrum nach dem Schriftsteller Josef Wenter benannt - einem NSDAP-Mitglied und Nazi-Kollaborateur. Im Jahr 2000 wurde im Zuge der Umbenennung des Klebelsberg-Gymnasiums auch der Name der Mittelschule in Frage gestellt. Passiert ist seitdem nichts. Deswegen fodern wir nach 50 Jahren Josef-Wenter-Schule: Weg mit Wenter!

"Deswegen ist das Problem ad acta zu legen.", meinte der ehemalige Direktor Dr. Oswald Kuntner in einem Gespräch zur Umbenennung der Meraner Mittelschule "Josef Wenter" vor sieben Jahren, denn durch die Zusammenlegung der Schulen würde auch der Name verschwinden. Heute heißt die Mittelschule immer noch so. Das Problem dabei: Josef Wenter (1880-1947) war nicht nur ein (im nationalsozialistischen Österreich) durchaus bekannter und erfolgreicher Schriftsteller und Dramatiker; er war auch einer, der "systematisch  kooperiert  hat  mit  dem  österreichischen Ständestaat, vor allem dann aber mit dem deutschen Nationalsozialismus" (Hans Heiss).
Leider wird dieser Umstand gerade auch von jenen, die sich für die Beseitigung der faschistischen Relikte einsetzen, wenig beachtet. Im Zuge einer umfassenden Aufarbeitung der faschistischen und nationalsozialistischen Geschichte Südtirols, die wir seit Jahren konsequent fordern und vertreten, ist die Umbenennung von derart belasteten Straßen- und Institutionennamen ein notwendiger Schritt. Dies gilt insbesondere und erschwerend beim Namen einer Schule, der nicht nur repräsentative, sondern auch pädagogische und Vorbildfunktion für zukünftige Generationen hat.
Die Namensgebung in den frühen 60er-Jahren bleibt teilweise im Dunkeln: Auf einer Plenarsitzung 1963 wird über die Benennung der Schule abgestimmt. Michael Pacher, Karl Wolf, Franz Innerhofer und Josef Wenter stehen zur Auswahl, Pacher erhält vor Wenter die meisten Stimmen. Trotzdem und aus ungeklärten Gründen heißt die Schule ab 1964 Josef-Wenter-Schule. Die Gemeinde Meran hatte zur Benennung ein positives Gutachten abgegeben.
In den 90er-Jahren entspinnt sich eine Debatte um die Namensgebung des Realgymnasiums Bozen: Seit 1981 war es nach Raimund von Klebelsberg benannt, aufgrund seiner nationalsozialistischen Vergangenheit trennt sich die Schule im Jahr 2000 von diesem Namen. Auch die Wenter-Schule gerät in den Fokus der öffentlichen Aufmerksamkeit, die Direktorin Brigitte Öttl sieht jedoch keinen Handlungsbedarf - gesteht jedoch die identitätsstiftende Bedeutung des Namensgebers ein: "Wir  bezeichnen  uns  hier  tatsächlich  als  die  Wenter-Leute,  die  Wenter-Menschen,  wir  machen  die  Wenter-Zeitung. Wir haben ein 'Wir-Gefühl', das wir am Begriff 'Wenter' aufhängen."

10 Gründe für die Umbennennung der Wenter-Schule
  1. Josef Wenter wurde bereits 1932/33 Mitglied der NSDAP - und blieb es selbst dann noch, als die Partei im Juni 1933 vom austrofaschistischen Regime verboten wurde. Aufgrund seiner nationalsozialistischen Betätigung wird ihm 1935 der von Dollfuß ins Leben gerufene "Förderungspreis für Literatur" aberkannt.
  2. Josef Wenters Denken und Schaffen war geprägt von einer nationalsozialistischen Grundüberzeugung. Er glaubte an die Wichtigkeit von "Abstammung", Patriotismus und bedingungslosem Gehorsam. "Er begründet [in seinen Schriften] seine nationalsozialistische Grundüberzeugung, seine Überzeugung für das Gesamtdeutschtum, für die völkische Idee, für das Führerprinzip, das ist ihm sicherlich abzunehmen." (Hans Heiss)
  3. Seine Bildungskonzeption, "die  von  der  Idee  des  'Herrschermenschen',  von Vergangenheitsverklärung  und  Fatalismus  geprägt  ist, [ist] der  nationalsozialistischen  Ideologie  weitaus näher als dem heutigen Demokratieverständnis" (Christina Linger).
  4. Auch die NS-Institutionen, die seinen Lebenslauf mehrfach durchleuchten, um ihn auf seine Tauglichkeit im NS-Apparat (Reichsschrifttumskammer) zu prüfen, bescheinigen Wenter eine "einwandfreie Haltung": „In politischer  Hinsicht  ist  der  Genannte  vollkommen  einwandfrei,  Nachteiliges  wurde  nicht  berichtet."
  5. Wenter wurde 1936 Mitglied des nationalsozialistischen "Bundes der deutschen Schriftsteller Österreichs" (BdSÖ). Bei der Machtübernahme der NSDAP gibt der Bund eine Lobschrift auf Hitler und das Reich heraus, bei der auch Wenter einen Beitrag verfasst. In seinen Notizen steht zudem: "Mein Führer, hab Dank!"
  6. Den Einmarsch der Nazis in Österreich 1938 begrüßt Wenter mit Begeisterung, das ein Jahr später verfasste Gedicht "Fahnenweihe" endet mit den Worten: "Der erste und ewige Deutsche / Hebt die Hand zum Gruss! Mein Führer, Deutschland ist / bei dir!"
  7. Wenter schrieb für die NSDAP-Zeitung "Völkischen Beobachter" und verfasste mehrere Beiträge für die "Innsbrucker Nachrichten", damals Presseorgan der NSDAP in Tirol. 1940 verfasst er auf Wunsch des Tiroler NS-Gauleiters Franz Hofer und in Zusammenarbeit mit dem Wiener Gauleiter Eduard Freienfeld das Schauspiel "Michel Gaismair".
  8. Adolf Hitler setzte Wenter auf jene kurze Liste der "unabkömmlichen Dichter", die aufgrund ihrer Bedeutung für die NS-Kulturpolitik und Propaganda nicht für den Wehrdienst eingezogen werden durften.
  9. Seine politischen Ansichten ändern sich selbst 1943 nur wenig: Wegen Kriegsführung und der "Gotteslästerung" träumt er nun von einem "süddeutschen, katholischen Reich" und wendet sich von der Idee des Großdeutschen Reiches ab, selbst nach dem Krieg bleibt eine Abgrenzung vom Nationalsozialismus aus.
  10. Seine Reaktion auf das Verbot seiner Werke nach dem Ende des Krieges kommentiert er mit antisemitischen Ausfällen: "Wien ist Juden- und Ausländerdomäne geworden, gegen die ich nicht aufkomme.", und "Ich bin's gewiss, dass dies eine Mache der Juden ist, die mir meinen Erfolge neideten." Und auch in seinem Tagebuch wettert er gegen "jüdische Lügen" und die Rehabilitierung jüdischer SchriftstellerInnen nach dem Krieg.
Es sollte klar sein, dass Josef Wenter ein überzeugter Anhänger des Nationalsozialismus war. Und es sollte eine Selbstverständlichkeit sein, dass er sich damit als Namensgeber einer öffentlichen Schule disqualifiziert. Er hätte eigentlich nie in die Auswahl kommen dürfen, hier haben die verantwortlichen Institutionen schlichtweg versagt. Fünfzig Jahre lang ist nichts passiert. Aber es nie zu spät, das Richtige zu tun. Und der Schule einen Namen zu geben, der ihr würdig ist!

Zitate und Informationen aus: Christina Linger 2007, Die öffentliche Darstellung des Südtiroler Schriftstellers Josef Wenter  – eine Studie zum Thema „Vergangenheitsbewältigung“. Diplomarbeit. Verfügbar in der Tessmann- und Universitätsbibliothek Luis Durnwalder Bozen sowie digitalisiert als PDF.